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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Camilla Tagliabue

Missionarie di Maria
448
23 Marzo 1988

 

Il 23 marzo 1988, in Casa Madre, la nostra sorella Camilla Tagliabue è tornata alla casa del Padre.

Camilla nacque a San Giorgio di Desio, Milano, il 21 maggio 1924 da Lorenzo e Formenti Maria.Entrò in Congregazione nel 1950. Dopo gli anni di formazione, si preparò alla missione con il corso infermieristico e quello di malattie tropicali.

Fece parte del primo gruppo di sorelle partite per il Congo nel 1960, accompagnate dalla nostra Madre Fondatrice. Arrivate In Congo. le sorelle vennero a trovarsi nel mezzo della rivoluzione e, dopo appena qualche settimana, furono costrette, a fuggire sulle montagne del Burundi. Si stabilirono a Bururi e cominciarono a prestare servizio in un grande ospedale della città. Grazie alla loro presenza, l’afflusso degli ammalati aumentò sensibilmente e il lavoro si fece sempre più intenso. Camilla dirigeva il reparto uomini, coadiuvata da un infermiere protestante.

Nel marzo del 1962 Camilla ritornò in Congo nella piana di Uvira. Ma la rivoluzione non era ancora terminata e Camilla con altre sorelle, il Vescovo Mons. Catarzi e alcuni Padri Saveriani vennero fatti prigionieri. Fu un periodo di paura e di sofferenze. Quando finalmente furono liberati, Camilla tornò in Italia per riprendersi. Era l'anno 1964.

Nel 1966 Camilla fece ritorno a Uvira e vi rimase fino all'agosto del 1982. Furono gli anni dell'attività piena, in cui si prodigò con tanto amore e passione nella maternità dell'Ospedale, lasciando in tutti quelli che l'hanno avvicinata una testimonianza di dolcezza e di carità.

Nel 1982 dovette rientrare in Italia per motivi di salute e vi rimase definitivamente. Da più anni era affetta da cirrosi epatica in conseguenza di una epatite. Dopo un periodo di ripresa fisica si rese disponibile per l’ assistenza ad una nostra benefattrice e fu per questo assegnata alla comunità della Delegazione in V.le Solferino.

Nel settembre dello scorso anno ci fu un peggioramento della malattia. Nonostante questo, Camilla continuò a esprimere alle superiore e al medico il desiderio di guarire per ritornare in Africa. Quando le fu detto chiaramente che il suo stato di salute richiedeva una vita tranquilla con cure costanti e riposo, accettò serenamente offrendo per la missione il sacrificio della rinuncia.

Man mano che la malattia andava progredendo, riducendola alla infermità, Camilla manifestava il suo dispiacere di non essere più utile in qualche servizio e il timore di essere di peso. Le fu detto allora che l’offerta del suo stato e della sua sofferenza per il Regno faceva di lei ciò che di più prezioso c’era nella Delegazione d’Italia; questo la rasserenò un poco.

Presentiva vicina la fine, ne parlava spesso, a volte anche piangendo, ma allo stesso tempo si abbandonava alla volontà del Padre. Il 12 febbraio, alla presenza di parecchie sorelle, aveva ricevuto l'Unzione degli Infermi. Continuò però a peggiorare finché il 22 marzo entrò in coma. Fu portata dall’ospedale in casa madre e il mattino del 23, alle ore 8.00, subito dopo la Messa degli agonizzanti celebrata per lei, spirò nella camera dove era morto P. Spagnolo.

Camilla era una persona di estrema semplicità e spiccata bontà che la portava ad essere serena, generosa, accogliente. La sua compagna di stanza in ospedale ha scritto: Non dimenticherò facilmente la tranquilla espressione del suo volto, il suo paziente e sereno soffrire, la calma che traspirava da ogni suo gesto, il suo sguardo limpido e rassicurante. Tutto questo è stato di grande aiuto per il mio spirito sofferente. Le sono tanto riconoscente e ringrazio il Signore che me l'ha messa vicina nella mia tribolazione.

Giuseppina Caccia ricorda:” In Congo Camilla era molto conosciuta, stimata, amata, non tanto per il servizio che faceva come ostetrica, ma per il modo con cui lo faceva, e per il suo modo di essere in mezzo alla gente." Poi riporta la testimonianza di una ragazza congolese che, ancora bambina, nella circostanza della malattia della mamma, rimase colpita dalla maniera con cui la "rngangamzungu" (la dottoressa europea) dava attenzione e cure ai malati. Quando seppe dalla mamma che era una suora missionaria, sentì il desiderio di diventare, da grande, come quella suora. Attualmente questa ragazza si sta preparando davvero alla consacrazione per la missione nella nostra Famiglia Missionaria.

Grazie, Camilla, per la tua testimonianza e il dono che sei stata per tutti noi.