
Perché il cosmo torni a danzare
Ascolta la Parola
In quel tempo, [ Gesù apparve agli Undici ] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Riflessione biblica
L’inizio del vangelo di Marco aveva posto Gesù nel deserto, vincitore di satana e attorniato dalle bestie selvatiche e dagli angeli che lo servono (1,12). Il riferimento al nuovo Adamo è evidente: con Gesù la storia del cosmo prende un nuovo inizio, secondo il progetto di Dio.
Al centro del vangelo, appare la domanda-chiave: “quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?” (Mc 8,36). Essa pone l’essere umano di fronte al cosmo perché trovi il giusto rapporto. Non si tratta di “guadagnarlo”, fosse pure di guadagnarlo tutto: non gioverebbe a nulla. Il cosmo ci è dato non per un possesso, ma per una condivisione di novità. “Nuovo” è un termine che ricorre a più riprese nel Vangelo di Marco e anche in questa finale, e pure orienta a una storia nuova.
Il “cosmo” ritorna alla fine del vangelo, come destinatario della buona notizia. Tutta la creazione che aveva esultato e ritrovato una condizione paradisiaca nella vittoria di Gesù su satana, appare alla fine come partecipe di una salvezza che deve poter conoscere.
Il “ritorno” di Gesù presso il Padre, carico del cosmo, perché per sempre unito all’umanità che ha assunto, è un invito a un nuovo modo di stare nel cosmo. Come lui l’ha reso luogo di salvezza, così chiede a noi di farvi abitare ovunque la buona notizia. Certo, annunciarla agli abitanti del mondo, ma la finale di Marco usa un termine più vasto: la “creazione”.
Siamo chiamati a portare al cosmo la novità che viene dalla nostra vita liberata da un approccio di possesso e di accumulo per un approccio di responsabilità. Far penetrare la novità di Gesù in tutte le realtà cosmiche: liberare dall’accanimento i poveri animali forzati a crescere in fretta per la nostra avidità, moderare la nostra ricerca affannosa di minerali, non far ingurgitare alla terra che ci nutre i veleni che uccidono la varietà di vita che la abita, smettere di fare anche dello spazio un accumulo di rifiuti…
Chi si lascia rendere nuovo dalla Buona Notizia è capace di “evangelizzare” il cosmo. Per non arrivare nudo al giorno finale, portando la responsabilità di aver strappato, sporcato, calpestato l’abito della creazione, l’abito di Dio. Allora le creature riconciliate gli danzeranno intorno, come le bestie selvatiche nel deserto attorno a Gesù.






