
"Non si accorsero di nulla..."
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Riflessione biblica
Eccoci ormai in Avvento, tempo prezioso di attesa e di preparazione al Natale, Mistero di tenerezza che celebra la venuta del Figlio di Dio nella storia quando il «Verbo» - non considerando «un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio» (Fil 2,6) - «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Mistero di «ammirabile condiscendenza e benignità» (cfr. DV 13) attraverso cui la Sapienza divina opera pazientemente nella storia orientandola alla sua pienezza.
Proponendoci, oggi, il brano di Mt 24,37-44, preso dal più ampio discorso escatologico di Gesù (Mt 24,1-50), la Liturgia vuole, infatti, ricordarci che «Il Tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla Solennità del Natale, in cui si commemora la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi». (Messale Romano, Norme per l’anno liturgico e il calendario, n. 39).
Del lungo e articolato “discorso escatologico” che Gesù pronuncia sul Monte degli Ulivi, i versetti 37-44, proposti oggi alla nostra riflessione, sono un forte richiamo di Gesù alla vigilanza. Alla domanda dei discepoli: «dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo» (Mt 24,3), Gesù risponde: «Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo». I contemporanei di Noè vengono qui stigmatizzati da Gesù non tanto perché «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito» – azioni del quotidiano – quanto perché, facendo di ciò il loro unico orizzonte, si resero incapaci di discernere «i segni dei tempi», di riconoscere la Presenza di Dio nella loro vita e nella storia del mondo. Venne infatti il diluvio e «inghiottì tutti» senza che si accorgessero di nulla.
Un richiamo di grande attualità, soprattutto per la nostra generazione, sempre più fagocitata da una società in cui il profitto è la legge dominante; esposta a ideologie e mode di pensiero omologanti e prigioniera di orizzonti che non lasciano spazio al Trascendente.
Per cogliere l’attualità dell’amaro commento di Gesù «Non si accorsero di nulla» basta aprire internet sotto la voce “Natale” per scoprire un’infinità di “eventi natalizi” che non hanno nulla a che fare con il Natale di Gesù e il suo messaggio e rendersi conto di come il “Natale” sia stato ridotto a mero elemento di consumo.
Il Discorso di Gesù prosegue poi, nei vv. 40-41, con l’esempio dei due uomini che lavorano nei campi e delle due donne che macinano alla mola. Alla venuta del Figlio dell’uomo – il cui giorno nessuno conosce, «né gli angeli del cielo, né il Figlio, ma solo il Padre» (Mt 24,36) – uno verrà «preso», cioè salvato, e l’altro «lasciato», cioè abbandonato alla perdizione. Con queste parole, Gesù ci ricorda che la Sua venuta è per ciascuno di noi momento di svelamento della nostra interiorità: «Non vi è nulla di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto» (Mt 10,26). L’essere «preso» o «lasciato» si gioca nell’interiorità della nostra coscienza. Il nostro futuro si decide nell’oggi, nel modo di vivere il quotidiano, il lavoro, le relazioni, gli affetti: liberi e solidali, pronti a vivere il comandamento nuovo dell’amore o perennemente ripiegati su se stessi e i propri interessi. Da qui il rinnovato e accorato richiamo di Gesù: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà» (vv.42-44).
Per quanto severe, le parole di Gesù non intendono alimentare in noi la paura, bensì suscitare l’attesa responsabile e consapevole della Sua venuta unita alla capacità di discernere i «segni» della Sua azione nella nostra vita e nella vita del mondo.
L’annuncio della venuta gloriosa del Signore alla fine dei tempi, che la liturgia propone oggi alla nostra riflessione, proietta così una luce nuova che può e deve illuminare il nostro vivere di ogni giorno, che può e deve far di noi delle “sentinelle” pronte a rispondere a quanti gridano nel buio della notte: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!» (Is 21, 12).
In questo Avvento lasciamoci particolarmente toccare dalla sofferta considerazione di Gesù: «non si accorsero di nulla». Memori di quanto ci dice l’Apocalisse: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20), apriamogli la porta del nostro cuore, invocando con tutta la Chiesa e ogni persona di buona volontà: «Maranatha, Vieni Signore Gesù».






