
Avvento: tempo di speranza e rinnovamento
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Riflessione biblica
Inizia l’Avvento e la liturgia oggi ci dona questo testo, per aiutarci a comprendere che il Natale, che presto celebreremo, è un evento rinnovatore e trasformante. Qualcosa di nuovo apparirà all’orizzonte della storia e nessuno rimarrà indifferente davanti a ciò.
“Vi saranno segni prodigiosi nel sole, nella luna e nelle stelle. Sulla terra, le nazioni saranno prese dall’angoscia e dal timore per il fragore del mare e delle onde...” Analizzando il testo, ci chiediamo se l’evangelista Luca stia facendo una profezia, di sua iniziativa, ispirata in gran parte dall’Antico Testamento e posta sulle labbra di Gesù per descrivere ciò che accadeva in quel tempo. Storicamente, nel 70 d.C. ebbe luogo il primo assedio di Gerusalemme da parte di Roma, sotto il comando di Tito, futuro imperatore e figlio di Vespasiano. Fu in quel periodo che ebbe inizio la dispersione e la morte di molti abitanti della regione. La Palestina era una provincia povera. Dopo la conquista di Gerusalemme, commemorata nell’Arco di Tito, visibile ancora oggi nel Foro Romano, la provincia divenne un territorio occupato da Roma. Persino in un’area del tempio venne eretta una statua dell’imperatore. La profezia si compì pienamente nel 135, con la completa distruzione di Gerusalemme e la diaspora. Nessun ebreo poté più abitare nella propria terra... e fu così fino al 1948, anno in cui venne proclamato il nuovo Stato di Israele.
Ma il brano non parla solo di distruzione; parla anche di Speranza. Gesù viene, secondo Luca, per liberare tutti e tutte, perché il suo messaggio e le sue azioni cambieranno la storia.
La speranza non è una meta, ma uno stile di vita. È una nuova opportunità affinché tutti siano liberi e solidali. Un nuovo inizio di pace e giustizia. Così, mentre aspettiamo, abbiamo un compito da svolgere. Per questo, qualcosa di importante nel discorso che Luca ci presenta non è nel futuro, che nessuno conosce, ma nel presente. L’evangelista ci pone davanti due atteggiamenti; entrambi riguardano la fine del mondo, ma si vivono già nel presente. Il domani è troppo lontano; si tratta di vivere intensamente il qui e ora:
- Il primo atteggiamentoè vivere superficialmente; è l’atteggiamento di coloro che si spaventano di fronte alle disgrazie, che vivono con paura e senza speranza. Luca menziona il vizio, l’alcol e il lasciarsi travolgere dalle preoccupazioni della vita; ma sono solo tre esempi. Noi possiamo aggiungerne altri: tutto ciò che ci allontana da noi stessi, che non ci permette di andare in profondità nel nostro cuore, che ci rende persone superficiali, senza sogni, desideri, progetti, né speranza, pensando che un giorno arriverà, senza rendersi conto che la speranza è già un modo di vivere, un atteggiamento del presente, del qui e ora.
- Il secondo atteggiamentoè quello di chi vive la speranza in ogni momento della propria esistenza; Luca lo rappresenta con la postura eretta, la testa alta e l’essere sempre svegli, attenti, vigilanti, desiderosi di incontrare Gesù. Chi crede sa che la propria fiducia è salda in Dio. Luca aggiunge un altro tema a lui caro: la preghiera. «Chiedendo forza» è il suo modo di alludere alla preghiera fiduciosa e costante.
Dentro di noi convivono entrambi gli atteggiamenti. Nel profondo del nostro cuore desideriamo la liberazione che solo Dio e il suo Spirito possono donarci. Ma allo stesso tempo albergano in noi desideri di potere, di dominio, di sfruttamento egoistico degli altri, di essere serviti invece di servire. Per questo, talvolta, guardiamo il Cielo con angoscia, quando Dio vuole operare cambiamenti profondi in noi, ma opponiamo resistenza a una conversione autentica. Così, Luca trasforma un testo che parla della fine del mondo in un discorso incentrato sul presente.
Vivere l’Avvento è vivere un tempo di grazia, un dono divino, per lasciare che il nostro cuore si acquieti e Dio possa illuminare i nostri egoismi con la luce calda e affettuosa del suo amore. Abbiamo molto da rinnovare, e solo Dio saprà purificarci interiormente affinché il Natale sia colmo di desideri per vivere quotidianamente, con Gesù, una vita piena di Speranza.






