Siamo parte di una famiglia più grande
Sembra un’espressione scritta dai nostri fondatori, e invece è tratta da un bigliettino di una scatola di “impressioni finali” in un campo missionario, scritta da una ragazzina di 13 anni, senza che noi l’avessimo pronunciata. Così è nata l’ispirazione per questo dipinto su muro della casa dei Saveriani a Salerno, visto che i Saveriani volevano rendere l’ambiente più accogliente e più espressivo del carisma missionario. Non solo il titolo è nato da un campo missionario, ma quest’opera è stata realizzata anche in una convivenza estiva (8-14 luglio 2024), facendo da cornice e suggerendone il titolo: “D-segno”.
Bisognava che questo dipinto parlasse di Salerno, di costa amalfitana, ma si aprisse al mondo e al significato della missione. Ho quindi pensato che non potevano mancare il mare, il sole, i monti, gli azzurri e i verdi vivaci della costiera, e infine quell’accenno al mondo più cupo e sanguigno che soffre ancora “le doglie del parto”. Poi il vangelo della pesca miracolosa (Lc. 5,1-5) mi ha dato lo spunto finale: una barca in prima piano che mostri la Chiesa interculturale, e una barca più piccola sullo sfondo, che parlasse di apertura a tutti, anche ai più lontani. Infatti Il passo del vangelo ci presenta due barche, e di una si dice che alla fine collabora alla grande pesca miracolosa, perché la barca di Pietro non poteva raccogliere tutta l’abbondanza di pesce. E’ la collaborazione della “chiesa invisibile”, di tutti i credenti di altre fedi, o dei non credenti, che pur non conoscendo o non riconoscendo Cristo, partecipano alla realizzazione del Regno di Dio, con atti di pace, giustizia, compassione e fraternità.
Sulla barca in primo piano, simboleggiante la Chiesa, ho posto il sogno dei nostri fondatori, che popoli e culture diverse “formino una sola famiglia”, dove lo spazio di accoglienza si apre soprattutto nell’attenzione a chi è più nel bisogno (e il pensiero va anche ai tanti migranti che in mare rischiano e perdono la vita). La Chiesa è da sempre custode della vita, pescatrice di umanità dimenticata, di dignità soffocate, dove la vita soprattutto dei più fragili va sempre protetta. A condurre questa barca è il vento dello Spirito che soffia sulla vela agganciata al suo “albero”, che rimanda proprio alla Croce.
Il mondo, accennato sullo sfondo laterale, vuole includere non solo le culture e i popoli, ma anche i diversi stati sociali, dal più alto (castello), al più semplice (piccole case), e la chiesa diventa la casa comune. Infine, per suggellare la benedizione del Disegno di Dio sul nostro mondo, c’è la figura in primo piano di una giovane Donna, Maria, che con la sua grandezza umana, bellezza e dolcezza materna, ci sostiene e ci richiama continuamente alla Pace, ricordandoci di pregare e operare continuamente per essa.
Il canto scelto per la convivenza ha reso più vivace e significativo il tutto, riferendosi proprio al disegno di Dio sul creato: “Non so chi ha creato il mondo, ma so che era innamorato… se stai con me poi tutto ha un senso e niente ha un ‘se’” (Alfa). Così anche i nostri ragazzi hanno partecipato, pur se in piccola parte, a realizzare il murales perché questa terra, a partire da una casa familiare aperta sul mondo, diventi il luogo dove condividere tutte le proprie energie e potenzialità dentro un progetto d’amore, fino a lasciare con la propria vita un segno buono.






