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Missionarie di Maria
SAVERIANE

DIALOGO: "ARTE DI SPIRITUALE COMUNICAZIONE" Settimo colloquio buddhista/cristiano

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24 Novembre 2023

    Dal 13 al 17 novembre scorso si è svolto a Bangkok (Thailandia), il VII Colloquio buddhista/cristiano. Promosso dal Dicastero Vaticano per il Dialogo interreligioso, in collaborazione con l’Università buddhista Mahachulalongkornarajavidyalaya di Bangkok, l’Università Buddista Mahamakut, l’Ordine Buddista Cinese del Sangha in Thailandia, il Wat Phra Chetuphon, la Fondazione Sirivadhanabhakdi e la Conferenza Episcopale della Thailandia, il Colloquio ha avuto per tema: Karuna (compassione) e agape (amor gratuito) in dialogo per la guarigione di un’umanità e una terra ferite.

   Erano presenti rappresentanti buddhisti e cristiani, studiosi e ricercatori, provenienti da diversi Paesi asiatici: Cambogia, Hong Kong, india, Giappone, Malesia, Mongolia, Myammar, Singapore, Sri Lanka, Corea del Sud, Thailandia. Autorità locali e rappresentanti di altre religioni presenti in Thailandia: indù, Musulmani e Sikh hanno partecipato alla sessione inaugurale.

    Alla nostra sorella Maria De Giorgi, che ha preso parte al Colloquio in qualità di Consultore del Dicastero per il Dialogo interreligioso, abbiamo chiesto un breve commento dell’evento.

     Non è facile riassumere in poche parole un evento ricco e impegnativo come questo Settimo Colloquio buddhista/cristiano. Karuna (compassione) e agape (amore gratuito) stanno rispettivamente al cuore dell’insegnamento buddhista e dell’insegnamento cristiano e come tali interpellano in prima persona i fedeli di entrambe le tradizioni. Come ha, infatti, detto il card. Miguel Angel Ayuso, Prefetto del Dicastero per il dialogo interreligioso nel suo intervento introduttivo: «Riconosciamo che sia il buddismo sia il cristianesimo condividono un profondo impegno per il benessere dell'umanità e della Terra. Siamo consapevoli che il nostro mondo è ferito in molti modi - socialmente, economicamente, ecologicamente - e chiede di essere guarito. In questo riconoscimento condiviso della nostra responsabilità collettiva, troviamo un terreno comune che trascende i confini religiosi».

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     Il “terreno comune” è andato via via palesandosi non solo attraverso i diversi interventi che hanno affrontato il tema generale da varie prospettive, ma anche attraverso l’apporto dei gruppi di studio, formati da buddhisti e cristiani, che hanno contribuito alla riflessione comune rinsaldando i vincoli di amicizia e di collaborazione reciproca.

      Dopo i discorsi principali di mons. Indunil Kodhituwakku, segretario del Dicastero per il dialogo interreligioso e del Ven. Dr. Phra Brahamapundit, membro del Concilio supremo del Sangha della Tailandia, relatori e relatrici, buddhisti e cristiani, hanno affrontato tematiche specifiche inerenti al tema generale. In particolare, nella Tavola rotonda: “Grida di un’umanità e di una terra ferite” – a cui mi è stato chiesto di fare da moderatrice – quattro interventi su cinque sono stati tenuti da studiose e ricercatrici della Tailandia, della Malesia e di Taiwan, che hanno affrontato il tema rispettivamente dalla prospettiva economica, ambientale e sociologica. Molto ricca anche la sezione: “Mettere in pratica le Scritture: fondamenti scritturistici (buddhisti e cristiani) per sanare un’umanità e una terra ferite”, all’interno della quale, da parte cristiana, si è distinto il contributo di S.E. card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico della Mongolia.

A questi interventi, hanno fatto poi seguito narrative e condivisioni sulle varie iniziative già in atto per sanare le tante ferite umane ed ecologiche. Non a caso, il documento conclusivo ribadisce che: «nutriti dai rispettivi insegnamenti spirituali, per migliaia di anni, buddisti e cristiani hanno adottato modi di vita compassionevoli per affrontare la sofferenza della vita» a partire dai quali, nell’oggi della storia, è urgente un rinnovato e più consapevole impegno comune, impegno che il Documento finale ha voluto riassumere in sette verbi: riconoscere che apparteniamo tutti a un’unica famiglia umana; dialogare per prevenire la violenza e risanare sia la vittima sia il carnefice; coltivare l’empatia verso le sofferenze degli altri e dell’ambiente; innovare per far sì che il patrimonio spirituale delle proprie tradizioni religiose parli all’umanità ferita di oggi; educare soprattutto i più piccoli all’incontro con l’altro; pregare per purificare i cuori e le menti. 

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    Il giorno 16 novembre, la visita al Wat Phra Chettuphon, il grande tempio del Buddha dormiente, e alla Cattedrale cattolica dell’Assunzione, dove era ad attenderci il card. di Bangkok, S.E. Francis Xavier Kriengsak Kovitvanich, hanno concluso giornate intense di lavoro, di scambio, di dialogo ma soprattutto di fraterna amicizia. 

    Il “tesoro” più grande che questi giorni mi hanno donato e che intendo custodire e condividere è, infatti, l’esperienza/certezza che – come scriveva S. Paolo VI nella sua Enciclica Ecclesiam suam – «il dialogo è un’arte di spirituale conversazione» e, come tale, va coltivato e praticato, con umiltà e pazienza. Solo il dialogo, così inteso, infatti, ci permette di costruire rapporti di fraternità e di amicizia, di rispetto e di solidarietà, nella ricerca disinteressata del “bene comune”, al di là di ogni differenza culturale e religiosa.

Maria De Giorgi

Originaria della Diocesi di Milano, si è laureata in antropologia culturale presso l’Università Cattolica di Milano. Partita per il Giappone nel 1985, dal 1987 opera nel campo del dialogo Interreligioso presso il Centro Shinmeizan (Kumamoto), fondato dal saveriano P. Franco Sottocornola. Dottore in Teologia e già docente presso l’Università Gregoriana di Roma, è attualmente consultore del Dicastero Vaticano per il dialogo interreligioso e membro della Commissione per l’Ecumenismo della Conferenza Episcopale giapponese.