Il sapore e la bellezza della Thailandia
La missione in Asia per me ha il sapore e la bellezza della Thailandia. Sono arrivata nel 2005 senza avere un biglietto aereo di ritorno: quella era la mia nuova casa, il mio nuovo popolo. La sensazione è stata quella di rinascere ma anche di perdermi in un mondo completamente altro per la lingua, il clima, la cultura, le tradizioni e la religione: il 95% della popolazione professa il Buddismo Theravada, il 4% l’Islam, e meno dell’1% il Cristianesimo. Dopo dieci anni si intuisce quanto, da stranieri, si è ancora lontani da comprendere la ricchezza della cultura thailandese, ma si capisce che cosa unisce ed è essenziale: le relazioni semplici e vere con la gente. Due persone tra tante: Lan, un uomo di un villaggio a nord di Lampang, che mi ha insegnato la speranza, lui sordomuto e cieco, è riuscito ad entrare in relazione con me dove io non vedevo alcuna possibilità; Plaa, ragazzina di una baraccopoli di Bangkok, tenace nello studio e desiderosa di futuro, che non si lasciava travolgere dai problemi familiari. Come missionarie saveriane ci facciamo prossime con aiuto sanitario e sociale, con visite alle famiglie in difficoltà e con attività di promozione umana-cristiana. Accompagniamo i primi passi di chi chiede di conoscere la nostra fede, pronte ad ascoltare e raccontare il Gesù dei Vangeli, che sapeva riunire mondi lontani nell’amicizia. Ho imparato che missione è “via di passaggio”, un andare leggero, senza la pretesa di niente, se non di passare!






