Che possa conoscere Lui! (Fil 3,10)
Il 2 luglio, data tradizionale nella nostra famiglia, la giovane congolese Françoise Rosine Wakilongo ha fatto i suoi primi voti come missionaria di Maria, Saveriana. Ecco la sua testimonianza.
Nella nostra famiglia sono la maggiore fra nove figli: quattro ragazze e cinque ragazzi. Siamo della parrocchia di San Guido Maria Conforti, a Panzi, quartiere periferico di Bukavu. Mio padre è muratore. La sera, a casa, ci riuniva per la lettura della parola di Dio; poi ognuno diceva quello che l’aveva colpito e, se qualcosa non avevamo capito, il papà ci spiegava; quindi pregavamo e poi cenavamo. Questo ha alimentato in me l’amore a Gesù.
Nel gruppo dei “Giovani missionari” ho approfondito non solo l’amore per Gesù ma anche per il prossimo. Le visite che facevano alle persone anziane e malate mi hanno aiutata a comprendere chi è Gesù e che cosa ci chiede, e che amare il prossimo non è solo portargli cose, ma anche offrirgli la consolazione che viene dalla fede in Gesù.
Il padre saveriano Antonino Manzotti, ora defunto, mi ha pure colpita: era un uomo “in piedi”, che desiderava trasmetterci l’amore di Cristo e la coscienza che la nostra vita ha la sua sorgente in Lui. È stato per me come un ponte e ho capito che sta a me cercare di conoscere sempre meglio Gesù. Nel sacramento della riconciliazione, era dispiaciuto se sentiva che non ci si confessava da un po’ di tempo: «Non puoi mangiare due volte in un piatto sporco… Bisogna rinascere di nuovo, ricostruire il tuo amore verso Cristo». Nel gruppo delle vocazioni, ci spiegava la vita missionaria e un giorno l’ho avvicinato per saperne di più.
Una volta la missionaria di Maria Marie Dukuze è venuta nel nostro gruppo e ci ha detto che siamo tutti missionari, per il battesimo ricevuto: sta a noi sviluppare questa vocazione là dove siamo e dovunque saremo nel mondo. La sua semplicità e accoglienza verso tutti mi hanno colpita e ho cominciato a frequentare il gruppo delle Aspiranti presso le Saveriane. Marie, Anna Maria ed Elisa Silva mi sono state vicine e mi hanno fatto comprendere la vita missionaria e le sue esigenze.
Il momento decisivo è stato durante una sessione, il cui tema era la risposta di Gesù alla domanda dei discepoli su dove abitasse: «Venite e vedrete!». Tornata a casa, ho chiesto al papà che cosa significassero queste parole. Ha risposto: «Credo che il Signore ha qualcosa da dirti: sta a te metterti in moto e cercare di saperlo presso persone che possono darti risposta». Il senso delle parole di Gesù l’ho trovato nella vita comunitaria.
Ho capito che Cristo mi domandava di rinunciare all’attaccamento alla mia famiglia: non di dimenticarli, ma di cercare di fare un po’ più di spazio in me a Lui. I quattro anni di formazione mi hanno aiutata a camminare. Nei momenti di scoraggiamento, ho sperimentato che, se mi apro alla sua grazia, lo Spirito Santo mi aiuta a capire.
I miei genitori mi hanno lasciato libera: «Se senti che è lì che sarai felice, va’, che il Signore t’accompagni! Altrimenti, sei abbastanza cresciuta per fare le scelte che preferisci». Alcune zie mi scoraggiavano, ma quando ho annunciato a casa che ero stata ammessa alla professione, sono state le prime a felicitarmi. È stata una grande gioia per me.
I primi voti di castità, povertà e obbedienza per la missione, che ho fatto il 2 luglio 2022 nella mia parrocchia, sono stati per me un gesto di ringraziamento, di fede, di fiducia e di amore al Signore per tutto quanto ha fatto per me durante tutta la mia via. Non è stata un’iniziativa mia: è il Signore che mi ha permesso di dare questa risposta concreta d’amore.
Sento la gioia di essere figlia di Dio e di realizzare quanto aveva desiderato da tanto, e la fiducia in Dio, il Padre che mi ama. Signore, benedici la nostra umile famiglia e donami, con il tuo Spirito, la grazia di essere al tuo servizio in mezzo ai nostri fratelli e sorelle vicini o lontani.
Bukavu, 4 luglio 2022.





