Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

Nelle mani di Dio

Zelia Pimentel
264
17 Giugno 2022

Maria José Margalho Pimentel, detta "Zelia", è una missionaria saveriana brasiliana. Ha vissuto nella Repubblica Democratica del Congo per cinque anni, fino al 1996, quando è scoppiata la guerra. Dopo essere stata consigliera generale, ha vissuto molti anni nel Mato Grosso, nel suo Paese. Lo scorso mese è tornata nella RDCongo. Le abbiamo posto alcune domande.

Com’è avvenuto il tuo ritorno in Congo?

Terminato il mio servizio alla direzione generale, avevo chiesto di tornare in Congo, ma mi fu detto che in quel momento c’era più bisogno in Brasile e ci sono andata. Per questo, ricevendo l’anno scorso la proposta di tornare in Congo, sono rimasta un po’ perplessa: vedevo che in Brasile c’era bisogno, avevamo anche il progetto di aprire una nuova comunità, di cui desideravo far parte. Mi dicevo anche: «Tornare in Congo a quest’età, dopo 26 anni di assenza, quando ho dimenticato la lingua, e la realtà è cambiata...». Molte ragioni mi spingevano a non accettare. Ho chiesto luce al Signore: «La missione è tua, non mia!», e ho detto alla nostra direttrice generale: «Mi metto nelle mani di Dio… Prendi la decisione che ritieni migliore».

Come ha reagito la tua famiglia a questo nuovo invio?

La mia famiglia era contraria, perché aveva sentito parlare di guerre in Congo. A poco a poco ci siamo convertiti: io ho messo il mio cuore in pace e anche la mia famiglia ha iniziato ad accettare questa destinazione. Quando ho visto la festa che le mie sorelle mi hanno fatto per salutarmi, con la parrocchia, ero in pace.

Qual è il tuo desiderio?

Sono venuta in Congo con fiducia. Non so cosa sono venuta a fare, per le difficoltà della lingua e dell’età coi conseguenti limiti; farò ciò che posso. Spero di essere aperta a questa nuova realtà, di camminare con le persone, di ascoltarle e vedere di cosa hanno bisogno e di dare ciò che sono, ciò che ho.

Dopo tanti anni di vita missionaria, che cos’è per te la missione?

Noi non «facciamo» missione: la missione c’è, e viviamo con le persone. Più che: «Ho lavorato in Congo», sarebbe meglio dire: «Ho vissuto con la gente in Congo», perché se non sei con la gente, la missione fallisce. La missione è «stare con» le persone.

E l’annuncio del Vangelo?

Credo che annunciare il Vangelo sia soprattutto vivere i valori della fede: allora la gente capirà perché sono venuta qui. Dom Helder Camara diceva: «Se c’è bisogno, parla». È soprattutto la vita che vivi con le persone che parla: allora esse scopriranno perché sei lì.

Hai paura di qualcosa?

Non ho paura. Quando ero qui la prima volta, si vedeva pericolo ovunque, c’era la guerra, ma anche allora non avevo paura. Ho lasciato il Congo per obbedienza e sto tornando per lo stesso motivo. I pericoli sono ovunque: e ovunque siamo nelle mani di Dio.

Quest’anno sono passati 40 anni dalla tua prima professione. Cosa vorresti dire ai giovani?

Sono molto felice della mia vocazione. Oggi nei nostri ambienti siamo affascinati dalle cose del mondo più che da Dio e temiamo le scelte definitive. Vedendo tante giovani congolesi in cammino in questa vita consacrata, mi sono detta che vale la pena presentare questa scelta ai giovani e alle famiglie.

Quale preghiera rivolgi al Signore?

Da quando ho saputo che dovevo tornare in Congo, è sempre lo Spirito che invoco: perché apra il mio cuore, la mia mente, affinché io accolga ciò che qui incontrerò.