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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La missione è stare

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18 Ottobre 2021

Abbiamo chiesto a Judith Rosales Jimenez, missionaria saveriana messicana da molti anni presente in Ciad e in Camerun, come è andata comprendendo la missione.

Dove hai svolto la tua missione?

Sono stata dieci anni a Nouldayna, nel nord del Camerun, tra il popolo Masa poi sono rientrata in Messico, dove sono rimasta per quattro anni. Tornata in Africa, ho vissuto quattro anni a Domo, in Ciad; nel 2014, quando abbiamo lasciato questa comunità in mano alla diocesi, sono stata destinata a Douala, in Camerun, dove mi trovo tuttora. Lì, dopo aver lavorato per poco più di due anni come infermiera in un dispensario dei Fratelli di San Giovanni di Dio, ho cominciato il servizio dell’animazione missionario-vocazionale, soprattutto con i gruppi di giovani iniziati dai Saveriani. È nato anche in diocesi il primo gruppo dell’Infanzia missionaria.

In questi anni, come hai compreso l’essere missionaria?

Nouldayna mi ha insegnato a capire che la missione è stare, restare con la gente, crescere insieme nella fede, scoprirne la bellezza, fare strada insieme, condividendo gioie, sofferenze, difficoltà, anche senza fare cose straordinarie. Stando con la gente ho imparato che Dio è con noi, la sua Provvidenza non manca mai. Nei momenti personali difficili il Signore mi ha fatto capire che mi chiama a dare qualcosa in più, fatto non solo di parole, ma di uno stare.

Credo che non solo è il fatto che la gente arriva nella mia casa che mi fa aprire le braccia per accoglierli, ma anche il fatto che io arrivo a casa loro e loro aprono le braccia per accogliermi nella loro casa, famiglia, vita: è diverso e mi insegna a essere un’altra. Anche a Douala, con i giovani, quando trovo il tempo, mi piace molto andarli a trovare nelle loro case e loro sono contenti, vengono ad incontrarmi sulla strada per accompagnarmi.

Mi piace camminare, andare per le strade, incontrare la gente. La gente mi dice: “Sorella, tu conosci tutte le scorciatoie!”. Quando passo, dei bambini gridano dall’alto di una casa: “Sorella Judith, dove vai?”. Una signora mi dice: “Ti vedo sempre passare, che piova o che splenda il sole”. Missione è camminare insieme sapendo che Dio cammina con noi. In questo si trova anche il valore profondo del silenzio, del rispetto per il diverso, sapendo che non st tratta di cambiarlo, ma di accoglierlo. Ogni giorno è diverso dall’altro, mi insegna qualcosa di più e mi fa camminare.

In che senso questo è annuncio del Regno di Dio?

Penso che il regno di Dio è toccare il cuore della persona: non io, ma Dio tocca il cuore attraverso me e tocca il mio cuore attraverso gli altri. Dio è presente e lo scopriamo nel nostro cuore, nella nostra vita, nei nostri gesti. E insieme alla gente cercare il giusto, il vero. Il regno di Dio è nella bellezza del bello, del vero, del giusto, nella libertà, nonostante la complessità della vita, in noi e attorno a noi. Dopo che ho compiuto cinquant’anni, il Signore me ne ha dato ancora dieci anni: li ho vissuti nella gioia, nell’abbandono a lui.

Che cosa fa tenere nei momenti difficili?

La preghiera. Se non ti aggrappi a Dio, alla sua Parola, alla preghiera, se non ti abitui a stare con lui, ad alzarti con Dio e ad andare a coricarti con Dio, alla fine trovi il vuoto nel cuore, hai lottato da sola. Hai fatto, ma hai portato Dio, la speranza che viene da lui e che ti dà la forza di stare in piedi? Quando vivi la giornata in Dio, con Dio, cammini con Lui, stai con Lui, sapendo che Lui è il primo a stare con te, è diverso.

I voti aiutano la missione o la condizionano?

I voti sono una forza e sono la mia libertà. La castità sviluppa una capacità di amare che non viene da noi, ma da Dio. Nella vita ho incontrato momenti di solitudine e di dubbio: proprio allora ho scoperto che il Signore mi chiedeva un amore più grande. La famiglia la trovo in ogni persona che incontro sulla mia strada: in ogni donna, uomo, bambino, in ogni famiglia e casa dove entro. Tante famiglie mi dicono di essere la mia famiglia e io mi sento della loro. Il vuoto della castità apre a tutto questo, è una capacità d’amare che va al di là.

Al mio arrivo a Nouldayna i bambini, non so perché, mi chiamavano “ia”, che in lingua massa vuol dire “mamma”. A Douala lavoro nell’Infanzia Missionaria e i bambini vengono a raccontarmi le loro storie, le gioie e anche le sofferenze che vivono in casa. Ti fanno sentire che sono i tuoi bambini.

L’obbedienza è uno stile di vivere nella nostra famiglia, ma anche nella chiesa e nel mondo: è abbandono alla volontà di Dio, che si manifesta poi di tanti modi. La povertà è distacco da tutto ciò che è materiale, dall’attaccamento a persone o cose, ma soprattutto a me stessa Pian piano sono riuscita a staccarmi da tante cose che nei primi anni di consacrazione mi sembravano necessarie. Mi sono chiesta: che cosa mi porterò alla fine? Nulla, solo un cuore che forse ha capito che deve amare prima di dare. Mi dicono che non sono amica della penna, ed è vero: scrivevo solo ogni tanto ai miei famigliari. So però che il giorno in cui ritroverò tante persone troverò un fratello, una sorella, un amico, un’amica, persone con cui ho vissuto e con cui l’amicizia perdura.

Ho imparato anche a liberarmi dal tempo. A Douala non esiste la puntualità: per la gente il tempo non è la cosa più importante Cerco di essere puntuale, sapendo di dover aspettare un’ora o più. Per la missione questo vuol dire tanto. A volte ci si arrabbia, pensando ai nostri programmi, ma alla fine si impara e si capisce che in fondo il tempo per un missionario è di Dio.inf missio cameroun

Judith Rosales

Misionera Xaveriana mexicana. Actualmente realiza su misión en Camerún – África. Con jóvenes y niños de la Infancia y Adolescencia Misionera.