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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Legami di amicizia che salvano

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17 Luglio 2026
Quando si è piccoli non si comprende bene in cosa consista il “cammino” della fede. Sono concetti astratti e, proprio perché non è facile capirli, trovano comunque un posto nella nostra vita quotidiana, senza pretendere di essere pienamente compresi. Sappiamo che ci sono, e questo ci basta, anche se non comprendiamo il come.
 
Con il passare degli anni, il tentativo dei nostri genitori di spiegarci e farci comprendere la fede diventa parte della quotidianità. Eppure, in realtà, continuiamo a credere che essa sia lì: lo sappiamo, e questo ci basta, anche se non la comprendiamo fino in fondo.
 
Ci entusiasma entrare a far parte del gruppo dei bambini che si preparano a ricevere il sacramento della Prima Comunione o della Cresima. Immaginiamo il vestito bianco, le scarpe che indosseremo, pensiamo alla festa. Tuttavia, continuiamo a fare pochi progressi nella comprensione del vero “cammino” della fede e continuiamo a credere che essa sia presente: lo sappiamo, e questo ci basta, anche se non la comprendiamo.
 
family
È lungo il cammino della vita, quando iniziamo a percorrerlo fuori dallo sguardo della nostra famiglia – quella che fino ad allora ci aveva protetti, guidati, accompagnati, prendendoci per mano e quasi indicandoci dove e quando avremmo potuto inciampare e cadere – che cominciamo davvero a comprendere cosa sia il “cammino” della fede. Essere presenti, dedicare tempo per accompagnare, prestare attenzione per distinguere ciò che è buono da ciò che lo è meno, aprire gli occhi quasi volendo vedere attraverso gli occhi degli altri per poter guidare, tendere le braccia per non lasciare cadere chi è più debole, chi ha più bisogno, chi è più fragile: sostenerlo e accompagnarlo.
 
È in tutti questi momenti che ci sentiamo ascoltati, accolti, sostenuti, abbracciati… Ed è allora che, poco a poco, comprendiamo che proprio in questi gesti così profondamente umani è sempre presente il Signore, il nostro Dio, con la tenerezza di Padre e di Madre, con l'affetto e l'amicizia di un Amico, con la pazienza e la sapienza di un Maestro.
 
A questo punto sembra quasi che non abbiamo più bisogno di capire o di razionalizzare, perché là dove l'uomo si fa veramente umano, lì si trova il cammino della fede. È quel cammino nel quale abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere: sappiamo che c'è, lo sperimentiamo, e questo ci basta, anche se non riusciamo a spiegarlo pienamente.
 
Tutto questo per dire che «la fede si rafforza donandola» (Rm, 2), quando viene condivisa. Non cresce grazie ai molti diplomi o alle numerose letture – pur essendo anch'esse necessarie – ma cresce quando viene vissuta e condivisa attraverso gesti semplici, carichi di umanità, consapevoli che proprio in questi gesti, che doniamo e riceviamo, incontriamo l'unico Amore capace di trasformare anche ciò che vi è di più duro nel cuore dell'uomo.
 
Più tardi, noi missionari, inviati ad annunciare la Buona Novella, il Vangelo, ad altri popoli e ad altre nazioni che ancora non lo conoscono, scopriamo che anche là dove meno ce lo aspettavamo, e nelle persone dalle quali meno ce lo saremmo immaginato, il Signore ci attende a braccia aperte.
 
Continua infatti ad aiutarci, a guidarci, a prendersi cura di noi, ad abbracciarci, a mostrarci il cammino, a correggerci. E lo fa attraverso le persone che incontriamo, persone che, senza bisogno di molte parole, ci manifestano affetto, stima, pazienza e rispetto. Condividano o meno le nostre idee e le nostre convinzioni, sono sempre pronte a tenderci una mano nel momento giusto.
 
In realtà, quando lasciamo un luogo per andare in un altro, quando cambiamo servizio o apostolato, ciò che portiamo con noi non sono i quaderni o gli appunti nei quali abbiamo scritto programmi e temi proposti. Portiamo invece un cuore colmo di gratitudine e una mente ricca di ricordi che ci fanno rivivere i momenti più belli condivisi: le persone incontrate, la loro stima e il loro affetto, la loro fiducia, la loro vicinanza, il loro aiuto, i tanti momenti sereni vissuti insieme nel lavoro, in una conversazione, attorno a una tavola condividendo, perché no, anche un po' di cibo. Perfino i momenti meno piacevoli finiscono per essere messi un po' da parte, quasi cercando di conservare di essi soltanto ciò che di positivo ci hanno lasciato, ciò che ci fa comprendere che, in qualche modo, quanto è stato vissuto e fatto rappresentava allora la scelta migliore possibile.
 
Ed è così che il Signore si rende presente, creando quei “legami di amicizia che salvano”. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Non è necessario immaginare una morte da martire: quello è un dono che il Signore concede a coloro che ha scelto. Ma dare la vita significa anche vivere la quotidianità, giorno dopo giorno. È il cammino di una fede che crea legami di amicizia insostituibili ed eterni.
 
In Camerun, Mariama Dia, una mamma musulmana e malata, mi accolse nella sua casa a braccia aperte e mi disse:
 
«Sorella, grazie per essere venuta. È vero: i piedi camminano sempre verso il luogo dove il cuore è già arrivato. Inshallah.»

Judith Rosales

Misionera Xaveriana mexicana. Actualmente realiza su misión en Camerún – África. Con jóvenes y niños de la Infancia y Adolescencia Misionera.