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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Casa mia è il paradiso, parola di migranti di ritorno

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24 Maggio 2022

Jules non ha timore ad affermarlo. 29 anni di età e di mestiere calciatore, Jules, lascia le due figlie e la loro madre per andare a scoprire altri terreni di gioco più appetibili. Non riesce a passare però l’Algeria e lì si ferma per un paio d’anni lavorando a cottimo nei cantieri di Oran e  in quelli della capitale. Arrestato sulla strada dalla polizia è mandato a Tamarrasset e poi espulso alla frontiera col Niger. Raggiunge la capitale grazie al buon cuore di un camionista che commercia cipolle da esportazione. Dell’avventura in Algeria e del viaggio ricorda soprattutto la violenza e il razzismo. Conclude che solo a ‘casa sua c’è il paradiso’.

Paul, anche lui originario del Camerun, è di mestiere calciatore. Diciannovenne sogna con l‘Europa e l’Italia in particolare. Dopo avec giocato nella vicina Guinea Equatoriale pensava spiccare il salto continentale. Ha lavorato per qualche mese a Tripoli In Libia per poi essere arrestato, detenuto e picchiato, come migliaia di altri migranti, in un campo tenuto da libici. Rifiuta di chiamare per telefono la sua famiglia per chiedere i soldi del riscatto e, per grazia divina dice lui, riesce a scappare dall’inferno. Compie il viaggio a ritroso verso il Niger e, nell’attesa del ritorno al comune Paese si conosce con Jules e, assieme,  giocano i supplementari.

Darius, liberiano di origine, ha conosciuto l’esilio in Ghana per 10 anni, assieme a migliaia di compatrioti. Tornato al Paese riparte e la sua vita è una cartina geografica che si sposta a seconda delle circostanze del momento. Opra il balzo migratorio in Senegal e poi in Mauritania per arrivare nel Marocco. Si trova suo malgrado in Algeria e da lì, come da tradizione, deportato e poi espulso alla frontiera col Niger. Lui e la sua compagna Esther, della Sierra Leone, che voleva raggiungere la Spagna e aveva pagato il ‘passeur’, si erano incontrati in Mauritania. Avevano fatto credere alla donna che quella era la Spagna promessa…

Vedendo le persone piuttosto bianche di pelle e ben vestite nella capitale Nouakshott lei per un momento lo ha creduto. Finchè, Darius, incontrato perché comprava i pesci che lei vendeva sulla spiaggia, le ha spiegato dove si trovava. Entrambi a Niamey, in attesa del ritorno in Liberia, hanno messo al mondo un figlio in Algeria, l’hanno chiamato Emmanuel. Il Dio che viaggia con loro perché il paradiso non è lontano.

Mauro Armanino

Missionario, dottore in antropologia culturale ed etnologia. Volontario in Costa d’Avorio, sostitutivo del servizio militare. Poi ordinato prete presso la Società delle Missioni Africane di Genova. Missionario in Costa d’Avorio fino al 1990, quindi in Argentina e Liberia, dove ha conosciuto la guerra e i campi di rifugiati. Oggi impegnato a Genova coi migranti e, come volontario, nel carcere di Marassi accanto ai detenuti di origine africana.