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Missionárias de Maria
XAVERIANAS

Madre Celestina Bottego

Missionarie di Maria
908
20 Agosto 1980

La notte tra il 19 e il 20 agosto 1980, si è spenta a Parma, all’età di ottantacinque anni, Madre Celestina Bottego.

Seconda dei tre figli di Giambattista e di Mary Healy, Celestina nacque a Glendale, nell’Ohio (USA), il 20 dicembre 1895. Il padre, fratello maggiore dell’esploratore Vittorio Bottego, era emigrato in America e li aveva formato la sua famiglia. Nel 1897 però la tragica morte del fratello, avvenuta in Africa, lo indusse a tornare in Italia presso gli anziani genitori. Tornò dunque nella casa paterna di S. Lazzaro Parmense, con i figli Maria e Vittorio. Celestina invece lo raggiunse diversi anni più tardi insieme alla mamma. Aveva allora quattordici anni.

A Parma, Celestina proseguì gli studi che completò presso l’Università di Pisa, ottenendo l’abilitazione all’insegnamento della lingua inglese. Insegnò in diverse scuole pubbliche, prima a Forlì, poi a Parma per oltre vent’anni.  Negli anni della giovinezza, insieme alla sorella Maria,venne in contatto con l’abate benedettino Emanuele Caronti, grande maestro di spirito. Sotto la sua guida, la formazione cristiana delle due sorelle si consolidò ed approfondì. Nel 1921, Maria entrò a far parte delle Missionarie Francescane di Maria e partì per le missioni dell’India, dove rimase per circa quarant’anni. Celestina divenne invece Oblata Benedettina, vivendo la sua consacrazione a Dio nel mondo. Si dedicava con amore alla sua professione di insegnante e nello stesso tempo si dava generosamente alle opere più varie di apostolato.

Nel 1935 entrò a far parte dell’ Opera di Nazareth, un’istituzione avviata a Parma una decina d’anni prima e che ora trovava una più organica sistemazione e attività grazie all’abate Caronti. Insieme ad altre giovani si prendeva soprattutto cura della periferia di Parma, dove erano sorti i cosi detti «capannoni», caseggiati in cui venivano trasferiti gli abitanti più poveri dell’Oltretorrente.

 Un’altra attività alla quale si diede con altrettanto entusiasmo e generosità fu quella in favore delle famiglie nomadi che giungevano in città con i «divertimenti viaggianti» (giostre, carrozzoni). Anche lì si trattò di fare amicizia, insegnare catechismo, ecc. Lo scoppio della seconda guerra mondiale la vide attiva anche nella Croce Rossa e, sempre, al fianco dei più deboli.

Il Signore intanto le andava preparando altre vie e altri compiti. P. Giacomo Spagnolo, Saveriano, quasi per caso, fu portato dalla Provvidenza a pensare all’opportunità di una Congregazione Femminile Saveriana.

P. Giacomo sapeva che per avviare un’opera simile avrebbe avuto bisogno di una donna che condividesse con lui l’ideale saveriano e fosse la pietra fondante della nuova Famiglia. Situazioni e circostanze parevano convergere nell’indicare in Celestina Bottego la persona adatta per un simile compito. Fu cosi che il 2 luglio 1943 la signorina Bottego venne messa a parte del progetto dell’Opera. Sorpresa e perplessa ella rifiutò, limitandosi ad offrire un’ampia disponibilità di mezzi materiali. Aveva ormai cinquant’anni, la sua vita aveva un chiaro orientamento e pensava che Dio non le chiedesse altro.

P. Spagnolo non perse la sua fiducia e si dispose, ancor più umilmente, ad attendere i segni della volontà di Dio.

Giunse intanto la Pasqua del 1944. In quell’occasione Padre Spagnolo mandò alla signorina Bottego una cartolina d’auguri raffigurante il Crocifisso del Velasquez, con scritta sul retro una sola parola: Tutto!

Quel «Tutto!» turbò profondamente l’animo di lei perché capì che non poteva  più tirarsi indietro: davanti a un Dio che per noi ha dato tutto, fino al segno supremo della morte di croce, il dono non può essere che di tutto noi stessi.

La guerra intanto imperversava e i bombardamenti aerei della primavera ’44 su Parma obbligarono la popolazione a rifugiarsi sulle montagne circostanti. Anche la comunità dei teologi saveriani, che si trovava ancora in Casa Madre, fu costretta a trasferirsi e si stabilì a Capriglio, sull’Appennino Parmense.

Sul finire del mese di maggio dello stesso anno, Padre Spagnolo, divenuto nel frattempo rettore della Teologia, iniziò un corso di esercizi spirituali per i diaconi saveriani prossimi all’ordinazione sacerdotale. La signorina Bottego, anch’essa sfollata a Capriglio, chiese ed ottenne di assistere ad alcune meditazioni. Fu qui che il doloroso travaglio interiore, che la accompagnava ormai da quel primo «no», ebbe il suo epilogo. Nella preghiera, nel raccoglimento e nel silenzio comprese che Dio le chiedeva di aderire all’Opera e, umilmente, disse il suo «Fiat!». Era il 24 maggio 1944. Il suo «sì» diede potenzialmente avvio alla Congregazione. L’attuazione avrebbe dovuto attendere la fine del conflitto. Fu così che solo nel 1945 alcune giovani vennero a vivere con Celestina, per costituire la nuova comunità. Nasceva così la Società Missionaria di Maria.

Inizia una nuova tappa della vita di Celestina che diventa "la Madre" delle Saveriane, a cui dedica tutta se stessa, mettendo a disposizione il suo zelo apostolico, le sue doti umane e spirituali, la sua casa e tutti i suoi beni. Desidera che le sue missionarie, vivendo in pienezza la loro vocazione, siano vere contemplative nell'azione, donne di fede e di profonda preghiera, generose, coraggiose, serene, sempre disponibili e pronte al sacrificio.

 Nel 1954  parte con Rosetta Serra per iniziare la nostra presenza negli Stati Uniti. In seguito accompagna le sorelle nelle prime partenze per  il Brasile, il Congo e il Burundi per aiutarle e per rendersi conto delle reali necessità e difficoltà; le segue poi attraverso una fitta corrispondenza.

Ha 71 anni quando nel 1966, in occasione del primo Capitolo Generale della Congregazione, chiede, di essere sostituita nella carica di direttrice generale, preferendo continuare la sua presenza di Madre con amore e discrezione. Della Famiglia ella era e rimaneva il cuore. Pregare, scrivere alle sue figlie lontane, accoglierle maternamente, a braccia aperte,  al loro ritorno in Italia per i periodi di riposo, rendersi presente a tutte in ogni circostanza lieta o dolorosa divenne la sua missione fino alla fine.

Scriveva Mons. Giovanni Gazza nella presentazione della biografia della madre, “ Va e di’ ai miei fratelli”.

'Madre': questa è la qualifica che connota definitivamente la figura di Celestina Bottego. Chi l'ha conosciuta non può che ricordarla come 'madre'. Una maternità che ha come orizzonte il mondo, ma è attenta sempre anche alle piccole necessità di coloro che vengono a contatto con Lei.
Risultato di un meraviglioso equilibrio fra la sua straordinaria ricchezza umana e la sua fede limpida e chiara come una sorgente di acqua cristallina.

Cercare di descrivere questa maternità nei suoi aspetti e nelle sue sfumature, fa correre il rischio di scomporre un tutto armonico, quasi inimitabile. Donna di grande fede seppe unire alla forza del carattere la dolcezza e l'amabilità dei tratti, caratteristiche che conservò sempre e che fecero di Lei la donna dell'ospitalità e dell'accoglienza per tutti. Ottimismo e serenità contagiosa trovavano la loro radice, oltre che in un felice temperamento, in un'intima e profonda adesione alla volontà di Dio, che sempre cercò con animo limpido e generoso.

Essa possedeva una innata e spiccata libertà interiore che si traduceva in fiducia senza riserve verso gli altri e perciò in un'enorme capacità di amare. Lo sanno soprattutto le sue 'Figlie': le Missionarie di Maria, che essa seguiva instancabilmente di persona o con la corrispondenza incessante in cui riversava la misura piena del suo grande cuore.

La storia singolare e affascinante della Famiglia Bottego si può considerare come il prologo naturale della vicenda umana di Celestina Bottego e il suo epilogo. C'è, nella vita della Madre, come una mano invisibile che tesse, giorno dopo giorno, l'ordito lineare di un disegno che solo la Provvidenza poteva predisporre. Come la Madonna, Celestina Bottego è stata preparata e guidata verso una maternità imprevedibile: al momento segnato anche Lei, Celestina, ha pronunciato il suo 'Sì' incondizionato: 'Tutto'.
Già nel lontano 1931, scrivendo ad un'amica, la Bottego diceva: "Io non sento la mancanza della maternità fisica: ho sentito con chiarezza di non essere chiamata a questa. Sarei invece portata a quella spirituale, come Maria ... ". Oggi, a distanza di tanto tempo, quelle parole ci tornano profetiche, in esse c'è già tutta colei che, allora, senza immaginario, coglieva il senso misterioso della sua 'predestinazione': Madre di una grande famiglia spirituale, le 'Missionarie di Maria'.

 + GIOVANNI GAZZA Vescovo em. di Aversa  - Parma, 24 maggio 1994

 

Per approfondire vedere le biografie:

Maria De Giorgi, Va’ e di’ ai miei fratelli. EMI, Bologna, 2000

Rita Torti, Mite è la forza. EMI. Bologna 2020

Notiziario “Missionarie di Maria” del 1980