Maria Febo
Il 19 settembre 1988, il Signore ha chiamato a sé la nostra sorella Maria Febo.
"Maria è nata a Montecarotto, provincia di Ancona, il 9 marzo 1918. Entra in Congregazione nel 1949. Dopo la prima professione emessa il 2 luglio 1952, è assegnata alla comunità di Napoli, Posillipo e lavora nella clinica dei Padri Saveriani fino al 1957. Ritorna quindi a Parma in Casa Madre.
Nel 1958 emette la professione perpetua. In preparazione alla missione fa il corso di infermiera generica. Dopo alcuni anni trascorsi ancora a Napoli ed un breve periodo a Parma,
il 21 marzo 1962, a 44 anni, Maria parte con grande gioia per il Congo. insieme a Felicita Tatti, e Rina Mondin.
Nonostante alcune sue paure, che non ha mai nascosto (soffriva di claustrofobia), l’amore per la missione le fa affrontare e superare ogni difficoltà.
In Congo svolge il suo compito di infermiera nell'ospedale di Uvira. Si trova però coinvolta nei fatti dolorosi della ribellione mulelista del 1964 e deve passare temporaneamente in Burundi, dove rimane per alcuni mesi prima di rientrare in Italia.
Qui si presta per vari servizi: nel guardaroba dell'Istituto Saveriano di Parma, nelle nostre comunità di Milano e della Casa Madre. In questo periodo continua anche a prepararsi per la missione: frequenta il corso per malattie tropicali in Belgio e il corso di leprologia in Spagna. Come sempre, in tutto quello che fa, mette anima e corpo.
Il 3 settembre 1968 finalmente può realizzare il suo grande desiderio di ritornare in Africa e riparte per il Congo con Maura Locatelli. Presta il suo servizio come infermiera all'ospedale di Kiliba e al dispensario della missione di Kamituga. Qui fa un gran lavoro, specialmente nella cura dei più poveri, con la dedizione e l'impegno che le erano caratteristici.
Nel 1975 viene richiamata in Italia e è destinata alla comunità di Ceggia dove, oltre al suo lavoro di guardarobiera, collabora alla pastorale della Parrocchia soprattutto per le visite agli anziani, ai quali porta anche l'Eucaristia come ministro straordinario.
Nel 1982 Maria fa ritorno in Casa Madre dove rimane fino al termine della sua vita. Insieme al desiderio dell’Africa, la Casa Madre è un altro suo grande amore. Si presta generosamente in vari servizi: in cucina, in guardaroba,· in sartoria... Consapevole di non poter più tornare in Africa, supplica le Superiore di poter rimanere nella sua Casa Madre.
Nel mese di luglio di quest'anno Maria si trova in montagna a Tamion, con le sorelle ed è li che incomincia a non sentirsi bene; un "malessere" che lei stessa non riesce a spiegare. Ritorna in Casa Madre, le sue condizioni non migliorano, viene ricoverata in Casa di Cura "Città di Parma" e poi trasferita in Clinica Neurologica dell'Ospedale di Parma per avere la possibilità di fare esami più sofisticati in vista di una diagnosi.
In seguito ai risultati di tutti gli esami, la Prof .sa Mazzucchi afferma che si tratta di una encefalopatia diffusa, di grossa portata, ad andamento tumultuoso. Le condizioni di Maria si aggravano di giorno in giorno ed è assistita continuamente dalle sorelle con premurose cure ed amore. Il decorso della malattia è rapido e il 19 settembre, alle ore 0.25, Maria muore in clinica.
Era tra noi una presenza semplice e cara. fedelissima alla preghiera e a tutti i momenti comunitari, comprese le ricreazioni che era sempre pronta a rallegrare con le sue barzellette. Aveva un amore affettuoso per tutte le sorelle ed una tenerezza particolare per le più giovani. Un'altra sua caratteristica era il rapporto fiducioso e aperto con le sue Superiore.
Leggiamo le parole di congedo che Maria ci ha lasciato: le ha scritte. il 3 aprile di quest' anno, giorno di Pasqua, per il momento della sua morte:
“Carissime sorelle, … dalla Casa del Padre, dove per sua misericordia spero di essere accolta,
pregherò per voi e per tutta la nostra famiglia missionaria.
Pregate per me e per tutte le sorelle che ci hanno preceduto nella Casa del Padre.
Là ci ritroveremo tutte insieme.
Desidero molto che alla mia morte si preghi anche con questo salmo.
'Amo il Signore, perché ascolta il grido della mia preghiera.’
Grazie! “
