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Missionárias de Maria
XAVERIANAS

Felicita Tatti

Missionarie di Maria
1144
19 Novembro 1992

  Il 19 novembre 1992, dopo una lunga e sofferta agonia, la nostra sorella Felicita Tatti termina il suo cammino terreno per raggiungere la dimora del Padre e godere per sempre della sua presenza.

Felicita nasce a Villanovaforru (Ca) il 10 luglio 1923. E' la prima sorella sarda della nostra Famiglia missionaria. Entra in Congregazione quando questa è ancora agli inizi, nel maggio 1949.

A Parma, nella Casa Madre, Felicita trascorre gli anni della formazione, al termine dei quali, il 2 luglio 1953 emette la prima professione e nel 1959 la professione perpetua.

Nello stesso anno consegue il diploma di infermiera professionale e nel 1960 frequenta un corso di leprologia a Fontilles, in Spagna, per prepararsi alla missione. E’ infatti destinata all'Africa.

Nel marzo 1962 parte per il Congo e viene assegnata, come responsabile, alla nuova comunità di Uvira. Si occupa del catecumenato, dei gruppi giovanili e della Legio Mariae.

In Congo la situazione è instabile: sono gli anni successivi alla rivoluzione. Persiste un forte disagio; nell'aprile del 1964 la situazione precipita e la zona del Kivu, compresa Uvira, si trova dolorosamente coinvolta nella ribellione mulelista.

Sono momenti di trepidazione e paura, Felicita e le sorelle con coraggio si prodigano in ospedale a curare gli ammalati e i feriti.

Poi cominciano i mesi della prigionia. Le sorelle con il Vescovo di Uvira Mons. Catarzi ed altri missionari vengono rinchiuse in Vescovado come ostaggi. Incombe sempre su tutti la minaccia della fucilazione. Anche nelle ore più difficili non viene però mai meno la fiducia nella protezione del Signore, che dà serenità.

Il 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, le sorelle e i Padri vengono finalmente liberati.

Dopo alcuni giorni le sorelle rientrano in Italia. Sono serene, Felicita racconta con tranquillità, senza drammatizzare, gli avvenimenti vissuti. Mentre parla, si indovina in lei un sentimento di gioia e di riconoscenza per aver potuto soffrire un po' per Cristo e per i congolesi.

Nonostante la dura prova e la sofferenza di quei cinque mesi, Felicita mantiene vivo il desiderio di ritornare al più presto in missione. Approfitta dell'attesa per frequentare, all'Istituto Tropicale di Anversa, il corso di malattie tropicali e finalmente nel '66 riparte per il Congo, assegnata questa volta alla comunità di Kamituga.

Nel luglio del 1967 deve ancora una volta abbandonare la missione a causa di altri disordini ed è costretta a rifugiarsi con le sorelle in Rwanda, presso le Suore Francescane. Anche qui si rende disponibile nel dispensario per un servizio ai rifugiati congolesi. Solo nel mese di dicembre può ritornare a Kamituga e riprendere la sua attività.

Felicita rimane in Africa fino al 1971 quando viene richiamata in Italia per avvicendamento. Impegna una buona parte degli anni trascorsi in Italia nell'animazione missionaria e vocazionale. La missione però rimane costantemente nel suo cuore: Il suo desiderio diviene realtà nel 1978 quando riparte ancora una volta per lo Zaire (ex Congo). In Zaire - nelle comunità di Kamìtuga, di Uvira e di Luvungi - svolge un'attività intensa e varia. Soprattutto nella catechesi e animazione dei giovani.

Nel 1986 Felicita deve ritornare in Italia per curarsi: da tempo soffre di una forma di asma che va peggiorando sempre più. Qui si mette a disposizione per vari servizi in Casa Madre, a Taranto e poi nella comunità di Milano.

E' qui che nella primavera del ‘91 le viene diagnosticato un tumore polmonare. Quando sa della sua malattia, rimane straordinariamente serena.

Per parecchio tempo conserva la speranza di guarire, cerca di dare il minor disturbo possibile, non esigendo mai visite frequenti durante i lunghi periodi di degenza all'ospedale.

Felicita, dopo le cure si riprende, tanto da poter condurre quasi normalmente la vita di comunità.  Nel mese di agosto 1992 torna in Casa Madre: le sue condizioni fisiche vanno peggiorando.

Il giorno 15, festa dell'Assunta, durante la Messa celebrata in camera sua da P. Bettati sx e alla presenza di molte sorelle, riceve l'unzione degli infermi.

Ormai diventa faticoso per Felicita nutrirsi, respirare, muoversi, parlare, ma questo suo stato non le impedisce di accogliere volentieri, con lo sguardo riconoscente e con un sorriso. le sorelle che vanno nella sua stanza per una breve visita.

Ai primi di novembre inizia la sua agonia. E' cosciente della gravità della sua situazione, soffre molto, ma rimane serena e fiduciosa nell'aiuto del Signore che spesso invoca: "Vieni, Signore Gesù.” E' profondamente grata per la dedizione con cui le sorelle l'assistono. Rinnova spesso il suo grazie per tutte le persone che l 'hanno aiutata; è preoccupata di non dimenticare nessuno.

Il 12 novembre, dopo una forte crisi respiratoria e dopo aver ricevuto il Viatico, dice: "Sono pronta ". Entra in coma nel tardo pomeriggio del 18 novembre e alle ore 2:15 del 19, circondata dalle sorelle, dopo tanta attesa, si unisce per sempre al suo Signore.

C’è qualcosa di inafferrabile nel temperamento di Felicita, una serenità più forte di ogni evento anche doloroso, un rifiuto della troppa serietà, per prendere la vita, anche nei suoi momenti più difficili, col sorriso. Il segreto? L’aver scoperto, incontrato l’Assoluto.

Felicita era una persona che viveva in Dio e con Dio. Fedele alla preghiera e appassionata dell’apostolato soprattutto fra i giovani. Equilibrata, dolce, perseverante e tenace. Aveva il dono del consiglio, molte persone la ricordano con riconoscenza per l’aiuto ricevuto.

Felicita amava la vita, desiderava vivere, ce l’ha messa tutta per guarire. Però quando si è resa conto che il suo male non si lasciava vincere, dalla volontà e dalla speranza di farcela, è passata all’accettazione e alla quiete di chi si sente vicino all’incontro con il suo Signore. Felicità, riposa in pace!