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Missionnaires de Marie
XAVERIENNES

Paola Asara

Missionarie di Maria
945
4 Avril 2005

Paola Asara ci lascia, poco dopo la mezzanotte, di lunedì, 4 aprile 2005, all’Ospedale Maggiore di Parma dove è ricoverata. Ha 86 anni.

Paola è nata a Galtellì (Nuoro) il 23 febbraio 1919, quarta di sette figli (sei sorelle e un fratello). Impegnata attivamente in parrocchia e nell'Azione Cattolica, dopo aver lavorato qualche tempo come insegnante nella scuola elementare, il 6 dicembre 1955, all'età di 36 anni, entra nella nostra Famiglia missionaria.

Emessa la prima professione il 2 luglio 1959, rimane per un decennio a Parma: lavora prima come insegnante presso l'Asilo di S. Lazzaro, poi svolge servizi interni in Casa Madre come direttrice, aiuto della maestra delle novizie, addetta al guardaroba…

Dal 1969 al 1974 è in Brasile Sud, dove insegna nella Scuola materna di Londrina e di Apucarana con dedizione e competenza tanto da essere citata come esempio dalle autorità scolastiche. Rientrata in Italia, resterà quasi sempre in Casa Madre, prima come responsabile dell'Ufficio Stampa e poi addetta alla Biblioteca.

Nel 1997 cominciano ad apparire seri problemi di salute: infarto miocardico. scompenso cardiaco e frattura al femore. Il fisico si va indebolendo e Paola sente forte il richiamo a prepararsi all'incontro con il Signore. Vive con particolare intensità ”la giornata dell'ammalato”, l'ultimo 11 febbraio. Si prepara al sacramento dell'unzione degli infermi come per una festa, annuncia alle persone che sono con lei in ospedale che andrà a casa, nella sua comunità, a ricevere il sacramento. E di fatto viene dimessa e può partecipare alla celebrazione in Casa Madre.

In marzo le condizioni di salute peggiorano e viene di nuovo ricoverata in ospedale dove, in seguito a infarto intestinale, muore.

Ci sembra ancora di vedere la nostra Paola girare per i corridoi della Casa Madre, ultimamente con l'aiuto di un deambulatore, a scambiare una battuta spiritosa con una sorella, a curiosare qua e là. Paola amava partecipare ai momenti comunitari, animava volentieri le ricreazioni, magari improvvisando una danza o declamando una poesia. Sapeva compiere gesti di tenera attenzione per le sorelle, come portare una tazza di caffè in camera, di primo mattino, alla sorella in partenza per la missione.

Esprimeva con una sua originale spontaneità considerazioni, osservazioni, commenti sui vari fatti. Manifestava gratitudine e vicinanza affettuosa alle sorelle che avevano incarichi di responsabilità.

Era forte in lei il legame con la sua Sardegna, con la famiglia di origine, di cui seguiva le vicende e alla cui salute spirituale teneva molto.

Negli ultimi anni, soprattutto, era attenta a sottolineare il positivo degli avvenimenti e delle sorelle. Le sue brevi conversazioni erano accompagnate da pensieri spirituali. Quelli a lei più cari li scriveva su biglietti che appendeva alle pareti della sua camera, insieme alle immagini dei Santi di cui era devota. La si sentiva spesso canticchiare l'invocazione: Abbà, Padre. Padre mio, possa io vivere e morire dicendo: Padre mio!

Paola, ora potrai contemplare apertamente il volto del Padre tuo e Padre nostro e immaginiamo che andrai a scomodarlo per fargli presenti le necessità delle persone a te care. Intercedi per noi e per la missione affidata alla nostra Famiglia.