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XAVERIAN
Missionaries of Mary

Caterina Loi

Missionarie di Maria
976
15 January 1991

Il mattino del 15 gennaio 1991, alle ore 11.30, il Signore ha chiamato a sé la nostra sorella Caterina Loi.

Caterina nasce a Ghilarza, in provincia di Oristano, il 7 luglio 1934, è la quarta di dodici tra fratelli e sorelle, di cui quattro Missionarie di Maria.

Nel 1954, terminata la scuola di avviamento industriale, accetta la proposta della mamma di venire a Parma in casa madre per apprendervi il mestiere di magliaia. Prima di partire fa questi tre propositi: cercare di imparare il più presto possibile, per poter tornare a casa per Pasqua (18 aprile); non tagliarsi le trecce;  non dimenticare il dialetto sardo.

Arriva a Parma nel pomeriggio del 7 gennaio 1954. Qui trova la Sorella Stefanina che si sta preparando per diventare missionaria.

Caterina, che fin da piccola sentiva una particolare antipatia per le suore, qui si sente a disagio, come in prigione, non vuole essere scambiata per una di noi. Della nostra giornata le piace solo la ricreazione. Non vuole condividere la nostra vita.

Passa un po’ di tempo e Caterina comincia a partecipare ai nostri momenti di preghiera, gusta in particolare versetti dei salmi come questi: ”La tua sposa sarà feconda come una vite nell'intimità della tua casa. I tuoi figli saranno come piante di olivo attorno alla tua mensa”.  Sogna il matrimonio.

Un giorno, all'improvviso, le viene questo pensiero: “e se dovessi pentirmi di essermi sposata?” Questo dubbio la tormenta tanto che una sera apre a caso il libro: ”Dio è la mia gioia” e gli occhi si posano su questa frase: “HO TROVATO COLUI CHE CERVAVO. “

Legge di corsa tutto il capitolo. Ne rimane scossa. Ma si riprende subito dicendo a se stessa: ” è impossibile, sono così sicura. preferisco sposarmi ed avere dieci figli piuttosto che farmi missionaria.“ Ma è sottosopra, non ha pace. Così arriva la sera del 10 aprile 1954, vigilia della domenica delle Palme. Vede chiaro che il Signore aspetta una risposta, ma lei continua a resistere e intanto il sonno non viene, arrivano le tre del mattino. Poi non sa cosa sia successo, ma dice: "ACCETTO, TI DO TUTTO". Da quel momento una grande pace, una gioia immensa la invade e si addormenta. Al mattino si alza piena di gioia, comincia ad apprezzare la vita religiosa e missionaria e ad amare le missionarie che percepisce come sorelle. Comunica ai genitori il desiderio di diventare missionaria.

Il 7 luglio 1954, durante il pranzo per la festa del suo 20° compleanno, arriva un espresso dai suoi genitori che le danno il consenso di farsi missionaria. Caterina nello stesso giorno entra nella nostra Congregazione.

Dopo gli anni di formazione, il 2 luglio 1958 emette la sua prima professione e viene destinata alla nuova missione del Giappone. A venticinque anni, il 30 agosto 1959, si imbarca a Genova per il Giappone, insieme a Wanda De Rosa e a Maddalena Stocco.

Gli inizi non sono facili, sia per lo studio della lingua, che per il doversi mantenere, per la ricerca della casa e dell'attività da svolgere.

Caterina vive molti anni nella comunità di Hashimoto, lavorando prima nella maglieria e poi nell'amministrazione della scuola materna. Anche ad Izumi è impegnata nella scuola materna e in servizi vari: una presenza educat!va e di testimonianza dei valori cristiani.

Le vengono affidate responsabilità nella Delegazione del Giappone: prima è membro del Consiglio, poi Delegata generale, Economa di Delegazione e Direttrice di comunità.

Nel 1964 emette la professione perpetua. Nell’immaginetta-ricordo della sua professione perpetua Caterina scrive questa frase di Isaia: “Come la sposa fa la gioia dello sposo, così tu sarai la gioia del tuo Dio”.

Dopo circa 30 anni di missione in Giappone, Il 13 settembre 1989, Caterina deve tornare definitivamente in Casa Madre per motivi di salute: un  tumore al polmone che si manifesta improvvisamente ed in forma grave.

Nell'anno e mezzo circa in cui fa l'esperienza della malattia, Caterina vive come sempre ha vissuto: nella serenità, nel silenzio, nella riconoscenza, nella speranza. Non crede nella sua malattia se non nei suoi ultimi giorni.

Dai ricordi di chi ha condiviso con lei la vita e la missione

"Di Caterina ricordo soprattutto la sua presenza silenziosa e raccolta e la sua laboriosità. Era sempre pronta per i vari servizi e disponibile ad 'andare', con semplicità e naturalezza, senza far troppo rumore. Dava più importanza all'essere che al fare e riteneva che la Vita Consacrata fosse di per sé ANNUNCIO e TESTIMONIANZA. “

“La sua delicatezza, il sorriso, la capacità di ascolto, la sua bontà hanno dato speranza e serenità a molti giapponesi. La chiamavano: ‘figlia della speranza’.”

“Era tanto cara in comunità. Aveva talvolta battute simpatiche; le venivano spontanee certe espressioni giapponesi, dette proprio al momento giusto, che stupivano e divertivano le sorelle giapponesi.

Se interrogata, dava con entusiasmo notizie di quello che Stefanina, Gemma ed Elena facevano per il Regno di Dio in altri Paesi del mondo; godeva del loro lavoro e sentiva molta ammirazione per loro.

Penso che in Paradiso, Caterina continuerà ad intercedere
per noi, perché ognuna, secondo il proprio stile. viva
l'annuncio, e curi bene l'essere prima che il fare."

Il profilo completo di Caterina si trova nel “NOTIZIARIO 1991” delle Missionarie di Maria.(pag.36-58)