L’ora è venuta: Gv 12,20-33

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Venuti da lontano a Gerusalemme a motivo della loro fede nel Dio d’Israele, questi Greci muovono oltre la loro ricerca: vogliono vedere Gesù. Gli Apostoli si passano la parola fino a comunicarlo a Gesù. La risposta di Gesù sembra impropria, una dichiarazione slegata dal contesto. Eppure, letta in profondità, è la risposta di Gesù a quest’attesa.

È venuto il tempo per le genti di vedere chi è realmente il Figlio dell’uomo e questo avverrà tramite la glorificazione che il Padre opererà in lui (v. 23). Il Padre lo manifesterà, e allora potranno vederlo, anzi, innalzato, “attirerà tutti a sé” (v.32).

Come avverrà questa glorificazione? Gesù usa il segno del chicco di grano: bisogna che esso “muoia” nel terreno perché la nuova vita germogli e dia frutti abbondanti. Al di là dell’immagine, Gesù non spiega questo mistero a cui è stata orientata tutta la sua vita: quest’ora che varie volte l’evangelista ha detto non ancora giunta e che adesso è là. Bisogna che Gesù dia tutto di sé in questa morte infamante, bisogna che preceda i suoi carnefici facendo dono anticipato di se stesso nel suo essere a Gerusalemme, nell’eucarestia, nel suo silenzio davanti agli accusatori, perché appaia finalmente chi è il Figlio e dunque chi è il Padre.

È qui che Giovanni si unisce agli altri evangelisti per indicare la condizione del discepolato. Essa non può essere che quella di seguire il maestro in questa strada. E dove sarà il Signore sarà anche il suo servo (vv. 25s).

L’angoscia assale Gesù al pensiero di ciò che l’attende. Ci è difficile immaginare che cosa abbia significato per Gesù vivere con la prospettiva permanente di una morte violenta, con le nubi che si andavano progressivamente addensandosi all’orizzonte. Lo sapessimo, sapremmo anche compatire immensamente di più con le migliaia di uomini e anche di donne che nei bracci della morte attendono per anni, mesi, giorni il giorno fatidico, che sia per morire sui rozzi patiboli iraniani e sauditi o per ricevere la morte nelle camere disinfettate dei bracci della morte statunitensi.

Gesù sa, Gesù può scampare, Gesù non vuole scampare: è per quest’ora che è venuto, perché nel dono totale di sé il Padre sia manifestato e i Greci che siamo noi possiamo finalmente vederlo. Il Padre è infatti dono totale. Che un uomo abbia potuto dire di no al sibilo demoniaco che spinge a vivere per se stessi, questo è il giudizio che spezza il regno di Satana (v. 31), è la possibilità offerta a tanti uomini e donne di dire anch’essi, uniti a Gesù e in forza del suo sì, il loro consenso a una vita totalmente donata. Ancora oggi, apparentemente perdenti, sono l’immagine più prossima del Figlio e del Padre.

Missionarie di Maria - Saveriane

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