Dirigere lo sguardo

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IV domenica di Quaresima

Tante cose sono innalzate nel deserto della nostra vita e ad esse guardiamo con speranza. Una relazione, un progetto, un lavoro, la ricchezza. Viviamo spesso con gli occhi rivolti a realtà ora agognate ora possedute, ma mai definitivamente e ad esse consacriamo i nostri sogni e attingiamo brandelli di felicità.

Anche il misterioso serpente di bronzo di cui parla il capitolo 21 del Libro dei Numeri era diventato in alcuni momenti della storia d’Israele un idolo come tanti altri. Altrove va rivolto il nostro sguardo, dice Giovanni a Nicodemo e a noi tutti, verso Colui che deve essere innalzato per abbracciare col suo sguardo il mondo intero e poter da tutti essere contemplato.

È Lui il dono per eccellenza del Padre, il segno del suo amore sconfinato e immotivato per il mondo. Non per un gruppo, non per i migliori, ma per il mondo intero. Nel corso dei secoli abbiamo attribuito al Padre una collera che solo il sangue di suo Figlio poteva placare. Quanto siamo andati lontano dal messaggio che qui trasmette Giovanni!

È che noi non abbiamo un’idea di questo amore, così gratuito, così esteso, così immotivato, così immenso. Chi darebbe il proprio figlio? Il Padre ce lo ha donato per amore. Ciò che ne abbiamo fatto, appartiene alla nostra responsabilità, vinta però dal suo amore incondizionato. Così che, guardando Colui che abbiamo crocifisso, restiamo estasiati dall’amore di chi in anticipo aveva osato tutto mettendocelo fra le mani. E di questo figlio che, all’unisono con il Padre, aveva fatto con l’Eucarestia il dono anticipato di quella vita che stavamo per strappargli nel peggiore dei modi.

È questo amore che ci salva, è questo amore che possiamo attingere rivolgendo lo sguardo a Colui che abbiamo trafitto. E se ci sembra di non essere implicati nella sua morte, che passino davanti ai nostri occhi tutti i nuovi crocifissi dell’umanità, quelli che abbiamo causato, quelli che abbiamo tollerato, quelli che non abbiamo soccorso.

Mentre la Pasqua si avvicina, Giovanni ci invita a dirigere il nostro sguardo a colui che è salito al Padre passando attraverso il dono totale sulla croce. Quando lo sguardo si dirige, quando tutta la vita si lascia illuminare, quando fermenti di vita nuova cominciano a ribollire sui nostri freddi rami come gemme di primavera, è allora che cominciamo a credere.

Missionarie di Maria - Saveriane

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