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Un cammino di grazia

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Megumi Kawano, giovane sorella giapponese, racconta la gioia della sua consacrazione missionario-religiosa.

Nella festa dell’Immacolata, sono finalmente arrivata anch’io al grande momento della mia prima professione. Mi sono legata al Signore che mi ha creata, mi ha chiamata per nome, mi ha scelta per stare con lui in modo così speciale in questa nostra famiglia missionaria e per inviarmi. a coloro che ancora non lo conoscono.

Davvero voglio ringraziare Dio di questo suo dono meraviglioso. Sono sicura che il mio cammino è stato sostenuto dalla sua Misericordia, dalle nostre sorelle, dalle preghiere di tante persone e dal grande sacrificio della mia famiglia. Come avrei potuto altrimenti giungere fin qui?

Certo mi chiedo come mai il Signore abbia chiamato e scelto proprio me e voglia servirsi di me. Penso che in ogni vocazione sono presenti avvenimenti o circostanze, apparentemente casuali, di cui Dio si serve per indicarci la strada da percorrere. E’ successo così anche nella mia vita. Ho già raccontato su queste pagine, due anni fa, la mia storia, intrecciata da fatti che mi hanno condotta alla scoperta dell’amore del Signore.

Sono nata e cresciuta, come la stragrande maggioranza dei Giapponesi, in un ambiente buddista-shintoista, in una famiglia non cristiana. Ho ricevuto il battesimo da adulta, a 22 anni, in una piccolissima chiesa frequentata la domenica da non più di quindici cristiani, su una popolazione di 40.000 abitanti.

Ripensando alla mia conversione ricordo i primi contatti avuti con la fede cristiana. Un Natale trascorso, ancora bambina, in una chiesa e in una famiglia protestante, con una compagna di scuola che mi regalò un cartoncino con scritto il Padre nostro. Ripetendo quella preghiera, mi pare che cominciai ad avvertire la presenza di Qualcuno cui potevo parlare di ciò che non avrei mai detto ad altri. Ma poi, per molti anni, vissi nell’assoluta indifferenza religiosa.

Un giorno, con un’amica, per curiosità, visitammo una chiesa cattolica che avevamo incontrato nei nostri giri in macchina. Il missionario lì presente mi disse che anche nella mia città c’era una chiesa così. Non feci caso a quelle parole. Un giorno, ricoverata in ospedale, vidi morire una persona accanto a me.

Recitai in quell’occasione tante volte il Salmo 50, trovato in un libretto di introduzione all’Antico Testamento di una scrittrice cattolica giapponese e cominciai allora a pensare che doveva esistere davvero Qualcuno al di sopra di noi, che si prendeva cura della nostra vita e della nostra morte. 

Uscita dall’ospedale, sentii il bisogno di cercare la chiesa cattolica della mia città. Così incontrai un missionario saveriano che mi aiutò in un cammino verso Dio e mi preparò al battesimo. Fu lui a mettermi in contatto con le Missionarie di Maria, prima ancora che aprissero la comunità a Miyazaki. Frequentai, poi, nella loro casa, il gruppo Tomo Sagasu Kai, di cui facevano parte anche ragazze non cristiane e che si riuniva periodicamente per giornate di riflessione sul Vangelo. Quella comunità divenne il mio punto di riferimento, anche se allora pensavo al matrimonio e non a una consacrazione religiosa.

La decisione di entrare tra le Missionarie di Maria venne più tardi e portò molta delusione e dolore alla mia mamma, rimasta sola dopo la morte del papà. Certamente è stato Dio a sostenermi in quel momento che fu anche per me di grande sofferenza. Così ho iniziato, tra le missionarie a Miyazaki, il mio cammino formativo, che sono venuta a completare nel noviziato di Parma.

La grandezza dell’amore di Dio è incredibile. La mia esperienza di conversione è un dono meraviglioso ricevuto da Lui; che non posso tenere solo per me, ma devo trasmettere ad altri. Non so ancora come il Signore vorrà usarmi per il suo Regno. Fino ad agosto rimarrò in Casa Madre, facendo qualche servizio. Ricordo ancora, durante il noviziato, le parole di un padre saveriano rientrato gravemente ammalato dal Giappone e morto dopo qualche mese: “Per te adesso la missione è il noviziato. Dovunque tu sia, lì sarà la tua missione. Cerca di vivere nella gioia. Anche la tua presenza qui, lontana dal tuo paese, è una grande testimonianza dell’amore di Dio. Non è facile vivere sempre con gioia, amando e servendo tutti, ma con Gesù tutto è possibile”. Ora questo è diventato il mio impegno con i voti. Chiederò ogni giorno il dono dello Spirito per cercare sempre la volontà di Dio. Con questa fiducia ho detto il mio “sì”.

Nella festa dell’Immacolata, giorno della mia professione, la liturgia presentava l’Annunciazione dell’Angelo a Maria: “Ti saluto, piena di grazia… Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio… Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,28–32). Queste parole sono arrivate anche al mio cuore. Ho ricevuto dal celebrante il libro del Vangelo e l’anello (a significare l’impegno dei voti). Voglio vivere ogni mia giornata con gioia, imparando ad accettare il mio limite e la mia debolezza, per manifestare l’Onnipotenza Misericordiosa, come una missionaria di Maria, e annunciare l’unico Dio agli altri, soprattutto a coloro che non lo conoscono ancora.

Continuo ora questo mio cammino aspettando il giorno di potermi consegnare per sempre al Signore, con le parole che Maria ha proclamato all’annuncio dell’Angelo:

“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto” (Lc 1,38).

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In un paese di primo annuncio

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Da poco più di un anno sono in Thailandia, un Paese, la cui popolazione è in maggioranza buddista e in piccola parte composta da animisti, cristiani di varie confessioni, musulmani e induisti.

La nostra missione è al nord, dove si concentra il maggior numero di animisti e induisti appartenenti a vari gruppi etnici, con culture e lingue diverse.

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Impegnati nella evangelizzazione

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A febbraio abbiamo avuto in Casa Madre la gradita visita di mons. Antoine Ntalu, arcivescovo di Garoua (Camerun).

Fu lui, quand’era vescovo a Yagoua, che ci indicò Nouldayna, villaggio dei Masa, completamente non cristiano, come la sede più adatta per una nostra presenza in Camerun.

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Il coraggio di sperare

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Mi trovo a Luvungi, nell’est della R.D. Congo, impegnata con diversi gruppi di giovani e ragazze della parrocchia, sia del centro che delle diaconie.

Da settembre stanno sorgendo nuovi gruppi anche nel vicino villaggio di Luberizi e in altre diaconie. Con i giovani si è svolto un programma di educazione alla pace.

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Messaggeri di Dio

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Da molto tempo sono impegnata nell’educazione dell’infanzia.

Dopo la prima professione, mentre ancora studiavo per ottenere il diploma da’ insegnante, collaboravo all’educazione dei bambini nella nostra scuola materna da Izumi, dove sono rimasta per dieci anni.

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Lasciarsi evangelizzare

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Anche Naira ripercorre la sua vocazione missionaria, l’andata e il ritorno, sempre sull’onda della missione.

La vocazione

Sono la prima di otto fratelli. A tre anni già frequentavo il collegio delle Suore Cappuccine, l’unica congregazione allora presente ad Abaetetuba, mia città natale, nel Brasile Nord (Amazzonia).

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Giorni di guerra e di speranza

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Maria Ubbiali, tornata dalla Repubblica Democratica del Congo, dove ha svolto il servizio d’infermiera e ostetrica, ricorda alcuni tratti della vita quotidiana del popolo congolese.

Dopo sette anni di guerra quasi ininterrotta, lo scorso anno, il Paese è entrato in un periodo di transizione, che dovrebbe portare a libere elezioni, ma la pace sembra ancora lontana.

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Culto dei morti in Giappone

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Yamamoto Mon, nostra sorella giapponese giunta al cristianesimo dal Buddismo, ci parla del culto dei morti nell’ambiente religioso dove è cresciuta, nell’isola del Kyushu.

Come per tutti gli aspetti della religiosità giapponese, anche nel culto dei morti si intrecciano credenze e riti riferibili sia allo Shintoismo, la religione originaria del Giappone, sia al Buddismo, entrato nel Paese nel VI secolo d.C. attraverso la Cina.

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Missionarie di Maria - Saveriane

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