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PER DIVENTARE GESÙ…

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Simonetta Caboni è nata a Macomer (Nuoro). Cinque anni fa ha lasciato tutto per entrare nella famiglia delle Missionarie di Maria, Saveriane.

Ha trascorso quattro anni di formazione a Bukavu, nel Sud-Kivu, nella Repubblica democratica del Congo e è a Bukavu, nella parrocchia di Bagira, che ha fatto la sua prima professione il 2 luglio 2018. Simonetta condivide qui la sua testimonianza.

« Quando un’anima dice ʺSIʺ alla Volontà di Dio, scoppia la grazia », scriveva Madre Celestina Bottego nel 1957. Queste sue parole materne mi sussurrano la promessa che Dio sta realizzando con me nella famiglia saveriana. Il 2 luglio ho detto il mio “SI” al Signore e ho fatto voto di castità, povertà e obbedienza per seguire più da vicino Gesù, e perchè il suo Vangelo sia annunciato a chi non lo conosce. Nel mio cuore danzano la gioia della riconoscenza e la certezza di essere tra le braccia sicure di un Dio fedele, di un Padre ricco di Misericordia per me e per tutta l’umanità.

La riconoscenza al Signore che è venuto fino a me e, per fede, mi chiAMA ad essere unicamente sua. La riconoscenza alla mia famiglia che mi ha dato la vita e che mi ha fatta crescere con tanta cura e sacrificio. La riconoscenza alla mia nuova famiglia delle Missionarie di Maria che mi hanno ascoltata e accolta, che mi hanno aiutata a scoprire la Misericordia di Dio e a crescere nell’amare Gesù. La riconoscenza alla mia comunità del noviziato con la quale, passo dopo passo, abbiamo fatto famiglia condividendo l’ordinario quotidiano, le gioie e le difficoltà. La riconoscenza alla terra congolese che mi ha aiutata a uscire da me per immergermi in Gesù.

Nel gennaio 2014, mentre iniziavo la formazione, un desiderio animava il mio cuore: portare Gesù, come Maria, per farlo nascere dove ancora lo aspettano. Sentivo timidamente che il Signore e la Sua Parola erano il tesoro più prezioso che avevo ricevuto e che non potevo tenere solo per me. Avvertivo che dovevo portarlo al mondo, anche a costo di non essere compresa dagli affetti più cari e di lasciare il mio lavoro e la mia casa.

Cosí, come in un salto dal trapezio, sono partita e, passo dopo passo, quel Gesù che volevo fare nascere stava prendendo vita in me. Ogni giorno mi era richiesto unicamente il mio “si” libero e totale alla volontà di Dio, e la Grazia faceva meraviglie.

Gesù prendeva vita in me e mi costruiva una nuova famiglia, la mia comunità, dove giovani di tanti angoli di mondo vivono unite nel sogno della missione. In questa famiglia scoprivo sempre più chiaramente che Dio è Misericordia e mentre mi riconoscevo più debole e piccola, sentivo la chiamata ad essere non perfetta, ma misericordiosa e strumento della Sua Misericordia.

Gesù nasceva in me quando, nel percorrere le strade di terra rossa, tanta gente sembrava disegnare per me la Parola di Dio. Lo stupore abbondava nel mio cuore: io che ero partita con la mia Bibbia per portarla al mondo, ne ricevevo ora delle pagine viventi.

Congo6Baba Kasangandjo, che mi invita a “non avere paura”, faceva risuonare in me la voce di Gesù rivolta ai suoi durante le tempeste. Mama Salome, che percorre la collina impervia per offrirci della verdura e il buon caffè, è l’immagine della vedova che dona tutto per amore. I bambini che accorrono verso il prete per la sua benedizione e che mi chiedono di giocare e parlare con loro mentre ancora studio la lingua, sono i piccoli a cui è destinato il Regno. Le mamme con le quali mi fermo a fare il bucato sono come Lidia che chiede a Paolo di tornare ancora.

Ogni giorno scrivevo un piccolo “si” e la Grazia mi era compagna nel farmi cercare – vedere e amare Gesù in tutto e tutti. Queste due letterine, “si”, mi chiedevano di rinunciare a me stessa, ai miei ritmi, a ciò che già conoscevo e alle mie preferenze, per essere come quel chicco di grano che muore porta frutto in Lui.

 “Il nostro “SI” deve diventare Gesù” continua a scrivere Madre Celestina in quella nota del 1957. E padre Giacomo Spagnolo sembra fare eco in questo suo pensiero: “Se dobbiamo essere apostoli del Vangelo dobbiamo capire, vivere, ricopiare Gesù”.

Faccio memoria di tutte le parole della Bibbia che mi hanno condotta fino ad oggi e sento che Gesù, il Crocifisso, è la Parola che Dio è stato per me. Come le donne africane legano i loro figli sulla schiena prima di mettersi in cammino, così io mi stringo a Lui con fiducia, per essere la Sua risonanza nel mondo, come Maria che corre da Elisabetta, lungo le rapide salite nelle montagne delle nostre vite, per portare a tutti Gesù!

Foto in alto: Simonetta recita la formula della professione

Foto a destra: il vescovo consegna l'anello a Simonetta

Foto sopra: la figlia di Kasangandjo benedice Simonetta

Missionarie di Maria - Saveriane

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