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Ripartire, lasciare e rincominciare...

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Sono giá passati vari mesi mesi dal mio rientro in Italia e la ripartenza per il Messico. Dopo tre anni era giusto e doveroso ritornare alle proprie radici; l’emozione di rincontrare i miei genitori, la mia famiglia, i volti cari di consorelle e amici che porto nel cuore;

vivere intensamente il poco tempo a disposizione per raccontarsi, condividere, percepire che è come se non ci si fosse mai lasciati. Ho avuto la conferma di ciò di cui sono sempre stata convinta: i cammini si possono separare, ma le relazioni belle, vere e profonde rimangono tali; potrà venir meno la quotidianità, ma ciò che si è costruito rimane come un tauaggio nel cuore, come segno indelebile... Nei tre anni passati in Messico ho instaurato alcune relazioni belle, semplici e fraterne; queste mi hanno sostenuta e accompagnata con l’affetto e la preghiera nel momento della difficoltà per la salute di mio papà e, al mio rientro che accoglienza inaspettata! Al rientro in Messico però non mi aspettavano solamente gli amici ma anche un cambio di comunità. In giugno, infatti, mi hanno destinata alla comunità di Santa Cruz... Non è un cambio facile: iniziavo appena ad inserirmi, ad “aprire gli occhi”, a mettermi dentro in qualche attività a Guadalajara ... un altro cambio: cultura, lingua (nauhatl che sembra giapponese), cibo, tradizioni e modalità di relazionarsi totalmente differenti rispetto alla città. Il cuore missionario è un cuore capace di lasciare e ricostruire, disponibile ed esercitato ad accogliere la diversità.

Santa Cruz è una comunità (poco più grande di un paese di campagna) che fa capo ad altre trentatrè comunità la cui parrocchia è gestita dai nostri confrtelli Saveriani. La gente è semplice e accogliente, tutti si conoscono, sembra di vivere in una grande famiglia; uscendo di casa non si può passare inosservati, sarà perchè sono guera, peliroja y monjita (di pelle chiara, capelli rossi e suora) e la unica che da queste parti fa attività fisica per abbassare il colesterolo; appena esco di casa: Buenas días madre ejercicio!? (buon giorno madre esercizio?) , buenas tardes,”¡madre! Hola madre Ceci. A Santa Cruz, stato di Hidalgo, il popolo indigeno della Huasteca, ancora oggi, è fortemente radicato nelle sue antiche tradizioni culturali e religiose, se ne possono ammirare i colori, le luci e i profumi, soprattutto nelle celebrazioni dove abbondano fiori, candele e incenso; per strada e nelle case ti invade il tipico odore di fumo: il fuoco è ancora usato per cucinare, per “far pulizia”(bruciare rami e foglie secche), la mente corre a immagini di tempi antichi, che sanno di semplicità e povertà. Inserendosi in questa realtà si viene a contatto con le nunerose tradizioni religiose e non: Xhantolo (tempo dei morti), tutto il mese di novembre i defunti vanno a vistare i propri cari; nelle case le famiglie pongono un’altare, dove mettono i cibi che piacevano al defunto come segno di attesa e accoglienza, e un arco di rami e fiori attraverso cui passano i defunti, indica la separazione tra il nostro mondo e l’aldilà. Ai primi di dicembre iniziano las velaciones guadalupanas fino al dodici dicembre, la grande festa messicana de la Guadalupana (Madonna di Guadalupe). Ogni sera si porta in pellegrinaggio l’immagine de la Virgen de Guadalupe che visita casa per casa tutte le famiglie della comunità. Terminate las velaciones iniziano las Posadas: in preparazione al Natale ogni sera si portano, casa per casa, le statue di Maria e Giuseppe che cercano ospitalità per far nascere Gesù. Las velaciones y las peregrinaciones, accompagnate da rosari e messe fanno pensare al popolo d’Israele che cammina unito nel deserto. La mia mentalità occidentale fatica a comprndere e ad accogliere queste tradizioni; questa cultura con la sua religiosità popolare si scontra con la mia “spiritualità” e formazione, tuttavia percepisco che le celebrazioni e le pellegrinaggi arricchiti con i canti, con los danzantes hueicotines, con las inditas, la banda e i botti sono immagine dell’allegria di uomini e donne in festa. Questo ambiente di festa, di musica e di danze non nasconde un popolo che da sempre vive nella la povertà; alcune famiglie, nella vera e propria miseria.

Anche in questo angolo di mondo, con le sue sofferenze, con le sue pellegrinazioni, le sue feste e le sue danze che parlano di gioiosa attesa... è Natale! Dio Padre prende l’iniziativa, si vuole comunicare, vuole stabilire un legame d’amore e di confidenza con le sue creature, con questo popolo. Per me il Signore quest’anno nasce in questa realtà totalmente diversa in cui sono chiamata ad inserirmi, in questo nuovo processo di incarnazione, viene a illuminare il mio desiderio di viverlo con disponibilità e semplicità, con mente e cuore aperti ad accogliere la diversità e la novità lasciandomi incontrare e abitare da Colui che mi aspettava anche in mezzo al popolo indigeno di Santa Cruz.

Non esiste tenebra, deserto o sentiero storto che non possa recuperare vita davanti alla sua luce. Si tratta di riconoscerlo, accoglierlo e farlo crescere in noi, allora saremo testimoni della sua presenza in mezzo a noi e in noi, allora saremo luce, allora come e con il popolo di Santa Cruz potremo danzare e far festa.

Stralci di una lettera scritta al C.M.D. di Parma

 

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