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Missione dentro il popolo

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Nella mia comunità di Abéché c’è un popolo in cammino che prova a costruire il sogno di Dio dentro il popolo. Al mio ritorno dalle vacanze in Italia, ho ritrovato una comunità molto divisa. La situazione sembrava degenerare. Cosa fare? Sono rimasto in silenzio a lungo. Ho ascoltato la voce di Dio. Consigli di tantissimi. Ho fatto pregare persone care.

Poi con le persone più di fiducia abbiamo deciso di uscire allo scoperto e fare un passo verso chi ci accusava da lontano. Ci siamo abbracciati e ascoltati. Ci siamo chiesti perdono gli uni gli altri. Abbiamo parlato a lungo. E la pace ritornava poco alla volta da sola. In punta di piedi. Facendoci tutti più umili e uniti. Ora tutti al lavoro senza più rancori e rabbie. Con la voglia di trasformare il mondo. E le attività sono riprese. Ai primi di ottobre c’e’ stata la festa dei 150 anni di vita dei Missionari Comboniani con animazione sulla vita di Daniele Comboni e dei suoi figli e figlie. Quest’anno con la grande novità della nascita ad Abeché del gruppo dei Laici Missionari Comboniani.  Poi grande giro per le visite in tutte le comunità. Distanti fino a 500 Km. Tra deserto e steppa. Buche e fiumi. Per toccare con mano l’azione di Dio nella storia.  6 scuole cattoliche che riaprono le porte. Due nuove. Tra speranze e fatiche. • Continua il servizio della Caritas con i prigionieri e ben presto con le donne per l’alfabetizzazione. • Alcuni giovani che si interrogano sulla chiamata alla vita religiosa. Uno già in stage per insegnare in una scuola comunitaria.  La chiusura di una bellissima settimana biblica che ha toccato il cuore di più di 50 giovani assetati della Parola di Dio.  L’incontro di tre giorni tra giovani cristiani e musulmani riuniti dal desiderio di vivere a coabitazione pacifica. Sogni speranze. Che avanzano tra cadute e ferite. Siamo passati anche noi dalla nostra passione, morte e resurrezione. Anche così è la missione. Noi Comboniani non ci siamo inventati missionari. Eravamo anche noi in altre vite e con altri pensieri. Che non erano certo male! Ma un giorno siamo stati presi al cuore e chiamati a portare nel mondo il messaggio di Gesù di Nazareth. Per questo proviamo a restare e amare. Dentro il popolo. Senza scappare. Condividendo la fatica delle critiche e delle divisioni ma anche la gioia di avanzare insieme e di ritrovare la pace. Come in modo incredibile fanno i nostri fratelli e sorelle in situazioni di guerra e violenze terribili. Dal Sud Sudan al Centrafrica. Passando per la Repubblica Democratica del Congo. L’importante è esserci dentro e spendersi con tutto sé stessi. Senza stare a guardare da lontano. Assumere, vivere, lottare. Sulla barca a remare e non sulla riva. Al passo del popolo. Da profetizzare. Padre Filo

Da padre Filippo Ganapini, chiamato Filo, missionario comboniano in Ciad

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