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Missionnaires de Marie
XAVERIENNES

Iole Rolli

Missionarie di Maria
1033
30 Janvier 1997

Il 30 gennaio 1997 la nostra sorella Iole Rolli è deceduta in casa madre, mentre le sorelle accanto a lei recitano il Magnificat.

Iole Rolli nasce a Coenzo di Sorbolo, nella Bassa Parmense, il 20 novembre 1927. Dalla famiglia, dall'ambiente rurale in cui cresce, assorbe, fin da bambina, l'amore alla vita e alla natura, imparando a godere delle cose semplici e belle in cui vede riflessa la traccia di Dio Creatore.

A Coenzo trascorre gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza ed è a Coenzo, durante l'adolescenza, che in lei sboccia un rapporto più profondo, di intimità con il Signore; nell 'età dei primi innamoramenti, Iole prende 'la cotta' per Gesù. Non la fissazione passeggera di una ragazzina di 14-15 anni, ma un amore avvolgente, esclusivo che l'accompagnerà per tutta la vita.

Un posto molto importante nella formazione spirituale di Iole occupa un santo sacerdote, di cui è in corso il processo di beatificazione: don Giovanni Bernini, parroco di Mezzano. Nella canonica di don Bernini, Iole si reca ogni giorno a studiare. Sotto la guida sapiente di quel prete, ha modo di approfondire con il sapere la vocazione a cui il Signore la chiama. Di lui conserverà sempre un ricordo pieno di riconoscenza.

Finite le scuole medie superiori, Iole si iscrive alla Facoltà di Farmacia dell'Università di Parma. E' in quel periodo che comincia a frequentare Villa Bottego, a San Lazzaro Parmense, dove muove i primi passi la Congregazione delle Missionarie di Maria. Ne conosce i Fondatori, s'affeziona. Attirata dall'ideale missionario decide di dedicarvi la vita.      

Il 2 maggo 1952, poco dopo di essersi laureata, entra a far parte della nostra Famiglia missionaria. Vive con fervore gli anni della formazione e il 2 luglio del 1955 emette la prima professione religiosa. Subito dopo, fino al 1962, lavora presso il Laboratorio di Indagini Cliniche dell'Ospedale Maggiore di Parma, contribuendo così al sostentamento economico della comunità e intessendo con i colleghi amicizie profonde che manterrà anche in seguito.

Nella giovane Congregazione a Iole sono subito affidati incarichi di responsabilità: consigliera generale, vice-maestra delle novizie,  direttrice della Casa Madre per otto anni e contemporaneamente vicaria generale nel sessennio 1966-72.

Nel 1972 viene eletta direttrice generale e visita, ripetutamente, tutte le nostre comunità in missione: in Brasile, Burundi, Zaire, Stati Uniti, Messico, Giappone.

Terminato il suo mandato di direttrice generale, all'età di 53 anni, parte con entusiasmo per la missione del Messico, dove rimane fino al 1991, quando rientra definitivamente in Italia. Qui comincia ad avvertire i primi sintomi della malattia che andrà gradualmente aggravandosi. E' una malattia rara caratterizzata da una proliferazione anomala di cellule linfoidi nel midollo osseo e nei linfonodi.

In agosto del 1993 inizia cicli di chemioterapia che ripete nel 1995 e nel 1996. Vive periodi in cui sta abbastanza bene e altri in cui la malattia si manifesta con più intensità.

Il 29 gennaio 1997  le sue condizioni di salute peggiorano, viene ricoverata all'Ospedale Maggiore di Parma. E’ cosciente anche se un po' assopita. Durante la notte, visto l'aggravarsi della situazione, è trasportata in Casa Madre, dove si spegne dopo dieci minuti dall'arrivo.

Iole era molto umana e desiderava che anche noi lo fossimo. "Si preoccupava della nostra salute, si interessava alle nostre famiglie, era attenta alle persone.

Era un temperamento ricco, aveva un giudizio chiaro, sintetico. Sapeva cogliere i punti importanti dei problemi. Era una persona semplice che comunicava molto, e per questo aveva tante conoscenze e amicizie. Il rapporto con le persone era per lei una cosa essenziale: non saprei vedere Iole senza questi
contatti! E li sapeva gestire bene. Aveva sempre quella nota religiosa, spirituale, che faceva bene."

Aveva anche debolezze visibili che tutte conoscevamo, perché mai ha cercato di nasconderle. Proverbiale era il suo disordine, ma tutto viveva con semplicità disarmante. Sapeva anche ridere di se stessa, dei propri limiti. Lei stessa ricordava con gusto qualche sua dimenticanza famosa, qualche sbaglio fatto. Questa sua umiltà la faceva sentire ancora più semplice e vicina.

Nei vari incarichi ricoperti, Iole ha vissuto con responsabilità, dal di dentro e profondamente, la vita della nostra Famiglia, che ha amato con tutta se stessa e a cui si è donata, pur nella fragilità di una salute sempre piuttosto precaria.

Chiedeva spesso consiglio. Anche in momenti difficili e delicati della vita della Congregazione ha saputo assumere con semplicità e umiltà coraggiosa le responsabilità del momento, promuovendo la comunione e l'unità della  Famiglia e conservando in essa lo spirito dei Fondatori ai quali è rimasta sempre unitissima.

Possiamo dire che Iole pensava sempre a Dio, lo chiamava in continuazione. Cercava di avere spazi di silenzio per pregare anche quando si andava insieme in macchina.

Forse è in questa unione con il Signore il segreto del suo amore per le persone, della sua sereni tà e fiducia anche in momenti di intensa sofferenza. Durante la malattia, mentre i sintomi si aggravavano, la sua fede si affinava, splendendo sempre più viva. Tante volte al giorno ripeteva 'Sia fatta la volontà di Dio.'

Amava, desiderava vivere e lo faceva capire; ma allo stesso tempo aveva lo sguardo rivolto alla vita eterna. Avvertiva che la morte stava avvicinandosi, ma ne parlava serenamente, persino scherzandoci su.” Doveva essere - diceva a quelli che andavano a trovarla - un giorno di festa, con un funerale gioioso e un buon pranzo. “ Per tutto quello che sei stata e che sei ora nel Signore, ti diciamo: grazie Iole!